In Cina esplodono due oleodotti

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Una fuga petrolifera spinge anche la Cina sull'orlo di una tragedia ambientale. Ieri le autorità di Dalian, una grande città industriale nel Nordest del paese, hanno deciso di chiudere il porto per arginare una macchia di petrolio di 50 chilometri quadrati causata dall'esplosione di due gasdotti.
Venerdì sera, mentre la petroliera Cosmic Jewel (un vascello battente bandiera liberiana, ma di proprietà di China National Petroleum) stava scaricando le sue cisterne in banchina, due pipeline hanno preso fuoco all'improvviso. Nel porto si è scatenato subito un inferno e centinaia di pompieri hanno dovuto lavorare due giorni e due notti per domare le fiamme. Nonostante la gravità e l'estensione dell'incendio, non ci sono stati né morti né feriti.
Spento il fuoco, ora Dalian deve fare i conti con le conseguenze ambientali dell'incidente, visto che dopo l'esplosione circa 1.500 tonnellate di petrolio si sono riversate in mare. «La fuoriuscita di greggio ha inquinato le acque del Liaoning» hanno ammesso le autorità della provincia di cui Dalian è capoluogo.
Secondo quanto riferito dalla stampa cinese, da ieri mattina circa 500 imbarcazioni dotate di skimmers (pompe speciali che separano l'acqua dal petrolio) hanno iniziato a battere le acque cittadine per ripulirle dal petrolio. «Si tratta di piccoli pescherecci agili e facili da manovrare che dovrebbero portare a termine la bonifica delle acque inquinate in tempi rapidi» ha detto un portavoce della municipalità di Dalian.
Il rischio di un disastro ambientale per la Cina si prefigura proprio mentre il paese mette a segno un nuovo primato: il superamento degli Stati Uniti, dopo un secolo, nel consumo di energia. Secondo i dati pubblicati ieri dall'International energy agency - l'agenzia internazionale con base a Parigi che misura i consumi energetici mondiali - l'anno scorso la Cina ha divorato l'equivalente di 2.252 milioni di tonnellate di petrolio, il 4% in più degli Stati Uniti che si sono «limitati» a 2.170 milioni di tonnellate. Si tratta di una misurazione che, oltre a quella ricavata dal greggio, include ogni forma di energia, dal nucleare al carbone, dal gas naturale fino alle fonti rinnovabili come l'eolico: «Il sorpasso della Cina sull'America simbolizza l'inizio di una nuova era dell'energia» ha dichiarato l'economista capo della Iea Faith Birol.
Gli analisti di settore prevedevano che Pechino avrebbe scalzato Washington dal podio in cinque anni ma la recessione globale - che ha colpito gli Usa più della Cina - ha anticipato i tempi e ridotto la produzione delle industrie americane. Gli Stati Uniti rimangono saldamente in posizione come consumatori pro capite e mantengono il primato dell'impiego di petrolio: ogni cittadino americano, infatti, utilizza ogni anno l'energia sfruttata in media da cinque cinesi.

20/07/2010