In Cina da pionieri del lusso

«Siamo stati il primo gruppo del lusso a sbarcare in Cina quasi vent'anni fa» dice con orgoglio Gildo Zegna, gettando l'occhio sull'avveniristica skyline shanghainese. «Era un'altra Cina, non c'erano negozi e non c'erano grandi magazzini – ricorda l'amministratore delegato dell'omonimo gruppo piemontese - All'epoca l'unico punto vendita a disposizione delle griffe straniere era la lobby del Beijing Palace Hotel. Gli inizi in questo paese furono davvero difficili».
Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata proprio tanta. Per la Cina che da paese povero e sottosviluppato è diventata la terza potenza economica planetaria. E per Zegna che, avendo accompagnato il formidabile balzo in avanti cinese con massicci investimenti locali, proprio nell'anno del suo centenario si ritrova ad avere qui il suo principale mercato mondiale. Oggi, infatti, l'azienda biellese è presente nella Greater China (la Repubblica Popolare più Hong Kong, Macao e Taiwan) con 70 negozi (di cui 55 nel mainland), e quest'area da sola sviluppa circa il 20% del fatturato consolidato del gruppo Ermenegildo Zegna.
Dottor Zegna, quali sono le ragioni di questo successo?
Aver creduto fin dall'inizio nelle potenzialità di sviluppo di questo mercato. E le garantisco che, vent'anni fa, ci voleva una buona dose di lungimiranza e di spirito pionieristico per avventurarsi in una simile impresa. D'altronde, questa è una caratteristica genetica della nostra azienda. Mio nonno fece lo stesso negli anni '30, andando con la valigetta negli Stati Uniti a vendere tessuti ai sarti italo-americani.
Arrivare in Cina prima degli altri ha rappresentato un reale vantaggio competitivo per Zegna?
Certamente. Giocando d'anticipo abbiamo avuto il tempo di creare una forte organizzazione locale, di conquistare la fiducia dei consumatori, di conoscere a fondo il mercato e di saperci adattare tempestivamente ai cambiamenti. Le faccio un esempio: un bel giorno, circa cinque anni fa, abbiamo capito che il modello di franchising che avevamo adottato in Cina soprattutto per penetrare nelle città di terzo e quarto livello aveva fatto il suo tempo. E così abbiamo deciso di acquisire tutti i punti vendita locali e di iniziare a fare tutto da soli.
Si è rivelata una scelta vincente?
Sì, perché abbiamo guadagnato subito in visibilità, dimensione e servizio. La crescita del 30% annuo del fatturato cinese nell'ultimo quinquennio è lì a dimostrarlo. Inoltre, questa svolta strategica ci ha consentito di adottare anche in Cina la nostra filosofia dei global store studiata dall'architetto Peter Marino. L'inaugurazione dei giorni scorsi del nostro nuovo global store a Shanghai, il sesto aperto dal gruppo nel mondo, rientra in questa strategia di sviluppo che prevede anche una diversificazione commerciale in altre categorie di business, come lo sport e gli accessori.
Dopo l'apertura di due global store a Hong Kong e Shanghai, i programmi di sviluppo di Zegna in Cina cosa prevedono?
Innanzitutto, l'estensione del modello global store al resto della Cina. Nei prossimi mesi, apriremo altri punti vendita a Chengdu, Shenzhen, Hangzhou e un secondo a Hong Kong con l'obiettivo di avere sei global store nella regione Greater China entro la fine del 2010. Questa sarà una delle nostre nuove sfide in Cina per il prossimo futuro.
E le altre?
Prendere il meglio per continuare a stupire i consumatori cinesi con la forza del marchio Zegna. Il che significa sostanzialmente due cose: aggiudicarsi i migliori immobili commerciali sul mercato e aggiudicarsi i migliori talenti cinesi. È questa la ragione per cui di recente abbiamo spostato la nostra direzione Risorse umane proprio a Shanghai.
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22/07/2010