Imprese di Pechino pronte al raddoppio

MILANO
L'Italia solletica il palato delle aziende cinesi.
Sono 129 quelle che hanno ottenuto dal Mofcom, il ministero cinese del Commercio estero, l'ok a investire in Italia sulla scia della strategia Go global, che incentiva l'internazionalizzazione delle aziende di Pechino.
Si tratta di ben trenta aziende in più della quota destinata alla Francia (99), paese che tradizionalmente ci batte in quanto a liasons economiche con la Cina, ma adesso l'Italia "rischia" il sorpasso sui cugini francesi.
Certo, 129 aziende sono meno della metà delle 393 aziende orientate a investire in Germania, e 191 sono quelle che attraverseranno la Manica per stabilirsi in Gran Bretagna. Però, stando alle elaborazioni della Fondazione Italia-Cina su dati Mofcom, le aziende che fin d'ora possono batter cassa alle porte delle istituzioni creditizie cinesi per sbarcare in Italia potrebbero portare al raddoppio la presenza qualificata di aziende cinesi nel nostro paese.
Non è poco. Finora quelle censite in Italia a stento toccano le cento unità, quasi tutte rappresentate a partire dal 2006 dall'associazione delle aziende cinesi in Italia presieduta dal direttore della Bank of China, Yang Xuepeng.
Di queste, però, una dozzina sono quelle davvero importanti, quelle che tra l'altro sull'Italia hanno puntato con convinzione. Di fatto però, gli investimenti cinesi in Italia dall'anno scorso (si veda l'elaborazione grafica in pagina) come stanno a dimostrare i dati del Cesif, il Centro studi della Fondazione Italia-Cina, hanno subito una vera e propria impennata.
Tra gli arrivi eccellenti ci sarà, con il nuovo anno, nientemeno che la banca numero uno al mondo per capitalizzazione di borsa, nonchè prima banca cinese, la Icbc, che sbarcherà a Milano con una task force di una ventina di addetti.
Tra quelle della prima ora, invece, ci sono (tra le altre) Temax (era in corsa con Genentec per le carrozzerie Bertone), Cosco, China Shipping, Zte e Huawei, Zoomlion (ha acquistato Cifa, betoniere), la Benelli, a sua volta acquistata dai cinesi. E, soprattutto, il colosso Haier, con l'unico stabilimento produttivo ( frigoriferi) a Campodoro, vicino Padova.
Dice Gianluca Di Pietro, Ceo Haier Italia e Grecia: «Resistiamo. Stiamo raddoppiando la produzione, assumeremo ancora. L'Italia è ancora oggi un contesto molto interessante sia per quanto riguarda l'aspetto produttivo, grazie alla presenza di componentistica di alta qualità, sia da un punto di vista di innovazione. Il mercato italiano è una fonte di innovazione importante per chi punta ad una leadership mondiale e, quindi, la vicinanza della produzione permette velocemente di tramutare in prodotto eventuali trend innovativi».
«Il confronto con il pubblico italiano è un banco di prova abbastanza severo – aggiunge Di Pietro –. L'attenzione che si ripone nella scelta del prodotto crea un processo di selezione che se superato con successo pone solide basi per il futuro. Il problema iniziale? Amalgamare due mondi diversi tra loro, superato grazie all'apertura mentale del management cinese. Invece di imporre ha ascoltato e accettato i diversi modi di vivere e fare business in Italia ed Europa. Il management locale ha fatto il resto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

06/10/2010