Ima verso la quotazione alla borsa di Shanghai

BOLOGNA
I ma potrebbe essere la prima azienda italiana a quotarsi alla Borsa cinese di Shanghai. È questo l'effetto di un accordo di cooperazione tra Ima (leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici e cosmetici, di tè e caffè), China development bank security e fondo Mandarin che viene siglato stamattina a Roma presso villa Madama in occasione della visita del premier cinese Wen Jabao nel nostro paese, dopo che la Consob Cinese, la Csrc, ha per la prima volta dato il suo assenso ad una operazione del genere.
L'idea, come spiega il presidente di Ima Alberto Vacchi, potrebbe essere quella di quotare la realtà produttiva dell'azienda bolognese attiva in Cina dove si producono impianti di liofilizzazione per l'industria farmaceutica, con ricavi che dovrebbero attestarsi già dal 2011 intorno ai 70 milioni di euro. «Le ipotesi in campo - spiega Alberto Vacchi - sono due. O il double listing di Ima sia a Piazza Affari sia a Shanghai oppure, come attualmente mi pare più probabile, la quotazione in loco della sola realtà cinese di Ima. Per noi è un passo fondamentale per inserirci nella comunità finanziaria cinese e attrarre capitali importanti per la nostra crescita e contrastare il competitor più diretto che è la tedesca Bosch». Si tratterebbe, quindi, di un importante rafforzamento finanziario che si affiancherebbe all'ingresso in Ima del Fondo Mandarin (attualmente detiene l'8,18% di Ima la cui quota di controllo è in mano alla famiglia Vacchi per il 71,5%, mentre il restante è quotato al segmento Star di Piazza affari a Milano), un soggetto di private equity che ha per obiettivo investimenti in aziende italiane attive in Cina e aziende cinesi che vogliono crescere in Italia con capitali a metà italiani e a metà cinesi. «Le possibilità di crescita nel settore farmaceutico - spiega l'ideatore del Fondo Mandarin Alberto Forchielli - sono molto forti specie se si riflette sul fatto che il governo cinese è impegnato in un imponente programma di rafforzamento del welfare. Ma i cinesi sono molto attenti alla qualità del processo produttivo e Ima ha carte straordinarie da giocare anche per l'ottima reputazione che si è creata in questi anni sul mercato cinese dove essere attivi con una azienda da 70 milioni di ricavi previsti nel 2011 non è cosa da poco». Il gruppo Ima è presente in Cina dal 1995 e ha rafforzato negli anni la sua presenza in questo importante mercato di sbocco che mostra il più significativo trend di crescita, soprattutto nel settore farmaceutico, con vendite che nel 2009 hanno raggiunto 44,6 milioni di euro, quasi il doppio rispetto all'esercizio precedente. Ma se si esce dal farmaceutico e si guarda all'alimentare, vi sono ottime possibilità di crescita anche sul fronte del tè in cui sta aumentando la quota di consumo in bustina e anche in questo settore Ima ha ottime carte da giocare.
Attualmente, il gruppo Ima conta complessivamente 3mila dipendenti, di cui 1.400 all'estero, ed è presente in 70 paesi avvalendosi di un'ampia rete commerciale e 19 stabilimenti di produzione tra Italia, Germania, Regno Unito, Olanda, Stati Uniti, India e Cina e ha depositato più di mille brevetti grazie al lavoro di circa 400 tra tecnici e progettisti impegnati nell'innovazione di prodotto. «Le previsioni per il 2010 - spiega Alberto Vacchi - vedono ricavi a circa 515 milioni di euro in crescita rispetto ai 505,8 milioni del 2009 e un margine operativo lordo tra i 75 e gli 80 milioni di euro, conti che tornano in linea con l'esercizio 2009 in recupero rispetto ai risultati del primo semestre».
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07/10/2010