Il valore di libertà e democrazia

Prima era toccato a Google con la Cina, poi a Blackberry con l'Arabia Saudita: per lavorare in certe aree del mondo, bisogna ancora rinunciare a quei principi di democrazia che sembravano invece esportabili con la globalizzazione. Ora sono in molti a chiedersi chi sarà il prossimo. Toccherà alla Apple modificare l'iPhone per rendere leggibili a un emiro arabo, o a un generale africano o cinese le email dei propri cittadini? O forse alla Nokia? La situazione è seria e gli scontri crescenti tra le società della new economy e i regimi dei paesi emergenti non sono purtroppo un fenomeno passeggero. Lo sanno bene i governi occidentali, lo sa bene chi ha a cuore la tutela dei diritti civili, ma soprattutto lo hanno capito bene le imprese e le multinazionali che hanno spesso minacciato di abbandonare i propri paesi di residenza per sfuggire al peso delle tasse sui redditi o ai balzelli sui bonus dei manager. A ben guardare, oggi, è meglio pagare quella tassa in più alla democrazia che tradire i principi di base dei diritti civili, svendere la privacy dei propri clienti e piegarsi alle smanie spionistiche di regimi ricchi di denaro, ma poveri di libertà.

08/08/2010