Il risveglio dell'Asia comincia da Singapore

Singapore ha lanciato ieri un segnale che potrebbe essere più eloquente di tutti i discorsi sui "germogli verdi", i green shoots, per la verità un po' ingialliti negli ultimi tempi, per individuare i tempi della ripresa mondiale.
Singapore non è un'economia qualsiasi. La sua dipendenza dall'export ne fa una sorta di cartina di tornasole delle tendenze del commercio internazionale. E, proprio perché molto dipendente dalle esportazioni, è stata una di quelle, insieme a Taiwan e altri "tigri" asiatiche, che hanno accusato più violentemente i colpi di una crisi che è passata anche da una caduta senza precedenti del commercio mondiale. Una ripresa di Singapore, osservavano ieri alcuni commentatori, può voler dire che segni di rinascita degli scambi commerciali sono imminenti.
Nel secondo trimestre, il prodotto interno lordo della città-Stato asiatica è cresciuto su base annualizzata del 20,4 per cento. Il dato è non solo molto al di sopra delle aspettative, ma anche il primo trimestre di crescita positiva dopo quattro di contrazione. Per la verità, lo stesso governo di Singapore è molto cauto: ha rivisto le sue previsioni per l'intero anno da un calo del Pil del 6-9% a un calo del 4-6%. Tutt'altro che cifre che possano suscitare euforia. «Non ci sono prove - ha detto una nota del governo che accompagnava i dati sul Pil - di un miglioramento decisivo». I mercati finanziari in larga misura concordano, anche perché nel rimbalzo ha giocato un ruolo fondamentale la ricostituzione delle scorte.
In realtà, dalla stessa Singapore, per decifrare gli sviluppi futuri, l'attenzione è concentrata soprattutto sulle grandi economie. Buone notizie potrebbero venire già domani dalla Cina dove, secondo un'indagine dell'agenzia Bloomberg fra economisti che seguono questo mercato, verrà annunciato che il Pil del secondo trimestre è cresciuto del 7,8 per cento. Il Fondo monetario, nell'aggiornamento delle sue previsioni economiche pubblicato la scorsa settimana, sosteneva che l'Asia emergente sarà la regione a più alta crescita nel mondo: del 5,5% quest'anno e del 7% l'anno prossimo.
Più incerto il quadro negli Stati Uniti, nonostante le rassicurazioni del segretario al Tesoro, Tim Geithner, nel suo viaggio a Londra e in Medio oriente. Le vendite al dettaglio sono cresciute al di sotto delle attese se si escludono quelle delle stazioni di servizio (influenzate dall'aumento dei prezzi della benzina) e delle auto. Le scorte sono destinate a subire una contrazione record nel secondo trimestre, dopo il dato negativo di maggio. Tuttavia Dean Maki, di Barclays Capital, ha aggiustato al rialzo le sue previsioni di crescita per il periodo aprile-giugno (da -2% a -1,5%) basandosi sul contributo delle esportazioni. Secondo Maki, il commercio estero aggiungerà un 1% alla crescita Usa nel trimestre rispetto a quanto previsto in precedenza. Barclays Capital ritiene anche che l'economia americana possa tornare a crescere nel terzo trimestre, con un +2,5%. Un ritorno alla crescita a partire dal trimestre in corso è la previsione di molti istituti di ricerca, ma la ripresa vera e propria dovrebbe avvenire solo nel 2010.
La congiuntura manda invece segnali di ritardo dall'Europa. «L'area euro - sostiene una nota per gli investitori diffusa ieri da Capital Economics - sarà l'ultima delle economie più importanti a emergere dalla recessione». La società di ricerca economica londinese sostiene che la contrazione del Pil sarà del 5% quest'anno e che anche l'anno prossimo Eurolandia resterà in stagnazione, mentre nel 2011 la crescita, pari all'1,5%, sarà comunque meno vigorosa che negli Usa. Ieri, il dato della produzione industriale di maggio ha registrato un aumento mensile dello 0,5%, al di sotto delle aspettativa. È però il primo aumento dall'agosto 2008 e indica, secondo Juergen Michels di Citigroup, che gli aumenti precedenti anticipati dai sondaggi fra le imprese hanno cominciato a materializzarsi. Un messaggio contrastante è venuto invece dall'indicatore Zew sulle aspettative degli operatori economici in Germania, che ha registrato un calo nel mese di luglio, dopo una serie di rialzi dall'inizio dell'anno. Gli analisti interpellati hanno espresso preoccupazione per gli effetti sull'attività economica della potenziale restrizione del credito bancario, preoccupazione largamente condivisa in molti paesi europei, Italia compresa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

«GREEN SHOTS»



Il rimbalzo
Dopo quattro trimestri consecutivi di flessione, il Pil di Singapore è risalito bruscamente nel periodo aprile-giugno. La crescita annualizzata sul trimestre precedente è stata del 20,4%, anche se il dato anno su anno resta negativo (-3,7%). Segnali di ripresa arrivano anche dalla Cina, come mostra l'indice Pmi dei direttori acquisti

15/07/2009