Il potere è donna ai comandi di Cina Inc

di Sara Cristaldi Yang Mianmian, presidente di Haier Group. Sun Yaofang, ceo di Huawei Tecnologies. Gong Mingzhu, presidente di Gree Electric Appliances. Cosa hanno in comune questi tre potenti capitani di industria? Sono cinesi, sono donne e sono le prime delle sei presenti in graduatoria (a partire dal 17° posto) nell'ultima classifica di Fortune dedicata alle 50 donne che danno volto al potere internazionale.
Ma sono anche il volto della Cina moderna che il 1° ottobre festeggerà i 60 anni di vita della Repubblica popolare, con orgoglio nazionalista e non senza molte contraddizioni, acuite in alcuni casi dallo sviluppo a tappe forzate imposto dal "capitalismo socialista" o "socialismo di mercato" (come chiamare lo si voglia), che ha letteralmente cambiato i connotati al paese ereditato dal fondatore Maozedong.
Donne, dunque, e potenti. A capo, si badi bene, di veri e propri fiori all'occhiello di un'industria cinese la cui avanguardia ha ormai compiuto sì un "grande balzo in avanti" (per rimanere sulla lunghezza d'onda dell'oratoria maoista) ma lo ha soprattutto compiuto oltre frontiera, non più timorosa degli attacchi dei nemici esteri cui per millenni hanno opposto resistenza i contrafforti difensivi della Grande Muraglia prima e l'autarchia comunista dopo.
Certo per gli uomini e le donne cinesi il cammino da compiere sulla strada dello sviluppo resta lungo, come sottolinea Steve Roach, ceo di Morgan Stanley Asia, nel suo libro "Next Asia" in uscita questo mese. Ma anche una riconosciuta Cassandra della globalizzazione come lui non può mancare di essere ottimista sul futuro dell'Asia e della Cina. E il fatto che nel caso di quest'ultima il destino sia nelle mani dell'altra metà del cielo più che in altri paesi la dice lunga sul modello di sviluppo cinese. Ancor oggi da studiare con meno stereotipi e pregiudizi.
sara.cristaldi@ilsole24ore.com
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29/09/2009