IL PESO DEL DRAGONE SUL GREGGIO

IL PESO DEL DRAGONE SUL GREGGIO
Pechino, 26 gen. - Quanto pesano le mosse di Pechino nel determinare il prezzo globale del greggio? Parecchio, secondo l'ultimo rapporto settimanale di Goldman Sachs sulle commodities. "I più recenti dati sul greggio indicano che la destinazione di circa 14 milioni di barili provenienti dall'Africa Occidentale starebbe per essere modificata, da ovest a est" si legge nel dossier. "L'aumento della domanda cinese di greggio suggerisce che non solo il driver della crescita dei consumi, ma anche quelli della domanda e dei prezzi del petrolio stanno scivolando da Occidente a Oriente". Una conclusione che si ricava in parte anche dall'ultimo rapporto mensile dell'IEA (International Energy Agency): nello scorso dicembre la compagnia nazionale saudita Saudi Aramco aveva infatti annunciato ai clienti europei che nel 2010 non riceveranno altri barili di Arab Heavy e Arab Medium – il greggio di qualità più grezza – poiché  la produzione verrà utilizzata per uso interno o dirottata verso il resto dell'Asia. Gli analisti Goldman Sachs prevedono che il tasso di crescita della domanda cinese di greggio dovrebbe scendere, ma mettono anche in guardia contro uno scenario differente, in cui i policymakers del Dragone non adottano politiche finanziarie restrittive abbastanza incisive, conducendo così la domanda e il prezzo del petrolio verso nuovi aumenti. Le mosse di Pechino, che in questi giorni si è data da fare per controllare la liquidità in circolazione attraverso misure come l'aumento del coefficiente di riserva obbligatoria delle banche, continuano insomma ad avere ripercussioni a 360 gradi, come i cali registrati su tutti i mercati azionari asiatici da una settimana a questa parte, su cui pesano proprio i timori di politiche più severe da parte della banca Centrale cinese per frenare un'economia che ha ripreso a correre troppo. La scorsa settimana il quotidiano ufficiale China Daily aveva pubblicato un articolo che descriveva con toni allarmistici la dipendenza di Pechino dalle importazioni di petrolio straniero: secondo statistiche fornite dall'Amministrazione Generale della Dogana, infatti, nel 2009 ben il 52% del fabbisogno cinese di greggio proveniva da forniture straniere e, senza una modifica delle politiche energetiche, la percentuale potrebbe raggiungere il 65% nel 2020. Secondo la società di ricerche britannica Maplecroft la Cina è tra i paesi del G20  che vanno classificati "ad alto rischio" sul fronte della sicurezza energetica, proprio a causa della sua dipendenza dalle importazioni.