Il nord Africa pesa più di India e Cina

Franco Vergnano
MILANO
Sono quasi un migliaio le società dell'area del Mediterraneo partecipate da aziende italiane; inoltre il nord Africa pesa in termini di interscambio più di Cina e India messe assieme. L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, dopo aver ricordato di aver speso 1,2 miliardi di euro per acquisire la Bank of Alexandria del Cairo, racconta con alcuni numeri il fatto che «oggi parliamo di qualcosa che è già importante». I molti relatori intervenuti ieri alla sezione sulle Pmi nella prima giornata del Forum economico e finanziario per il Mediterraneo, sono stati prodighi di cifre che illustrano il peso della nostra presenza nell'area. Dove ci sono anche strumenti finanziari ad hoc dedicati alle aziende di minori dimensioni come il fondo di private equity con una dotazione finanziaria di 58 milioni di euro, chiamato Euromed e promosso dalla Camera di commercio/Promos, gestito da Finlombarda e partecipato dalla stessa Cdc milanese, dalla Regione Lombardia, dalla banca europea degli investimenti (Bei) e da altre banche: lo scopo è appunto quello di fornire, in un'area dove l'evoluzione dei mercati finanziari risulta ancora incompleta e incide quindi negativamente sulle dinamiche di sviluppo, un sostegno concreto alle imprese operanti nel mediterraneo attraverso una partecipazione nel capitale.
«Più di un terzo dell'interscambio con i Paesi del Mediterraneo è prodotto dalle Pmi e l'Italia negli ultimi decenni ha svolto un ruolo chiave per facilitare i rapporti con l'area. Non possiamo quindi permetterci di perdere un'occasione come quella della crisi per intensificare questi rapporti», ha detto ieri il presidente di Assolombarda, Alberto Meomartini.
Aprendo i lavori del pomeriggio, il vicepresidente della Camera di commercio di Milano, Diana Bracco, aveva in precedenza sottolineato come «il contesto territoriale milanese sia sempre di più il vero crocevia economico e finanziario euromediterraneo essendo storicamente apertissimo agli stimoli che la globalizzazione offre». Nei primi tre mesi del 2009, ha spiegato la Bracco, a fronte di un crollo generalizzato delle nostre esportazioni, Paesi come Egitto, Marocco, Libia, Libano, Siria, Emirati Arabi, Arabia Saudita, hanno registrato incrementi importanti.
Non per niente le Pmi che agiscono nel bacino del Mediterraneo non esportano solo prodotti ma anche competenze e sono capaci di implementare know how di sistema nella sanità e nell'educazione. La Bracco ha sottolineato il ruolo delle Pmi italiane dicendo che «effettivamente hanno segnato un aumento dell'export con i Paesi del Mediterraneo di cui siamo il quarto partner per valore degli scambi e il presidente Berlusconi ha alzato l'asticella invitandoci ad accettare la sfida del miglioramento continuo in modo da scalare il terzo posto».
Anche in termini di presenza diretta, cioè come investimenti diretti (Ide), il nostro Paese sta lavorando con impegno. Il primo investitore della sponda sud del Mediterraneo, in termini di imprese italiane partecipate, è Israele, seguito da Libia e Turchia. Il paese guidato da Gheddafi si conferma, ad ogni modo, partner privilegiato per la Lombardia e Milano. La nazione, infatti, si posiziona al primo posto per addetti e fatturato, oltre che per numero di imprese. Seguono, a lunga distanza, Turchia e Israele.
I numeri della presenza italiana all'estero raccontano un totale di 913 imprese della sponda sud a partecipazione italiana, cui fanno capo 69.591 addetti e un fatturato che ammonta a 12,2 miliardi di euro.
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21/07/2009