IL NATALE SECONDO I CINESI

IL NATALE SECONDO I CINESI

Roma, 23 dic.- Canti di Natale, luci colorate, alberi addobbati: anche la Cina si prepara a festeggiare il Natale. Le strade di Pechino in questo periodo dell'anno sono delle 'piste' per la corsa allo shopping delle tante persone che, sfidando la neve e il freddo, si riversano nei negozi per acquistare gli ultimi regali, una cartolina natalizia o l'ingrediente mancante affinché la cena della vigilia sia perfetta. Se non fosse per i caratteri cinesi sulle insegne dei negozi, l'istantanea di Pechino potrebbe essere stata scattata a Roma, Londra, Parigi o New York. E fin qui nulla di strano se non fosse per il fatto che, secondo le stime ufficiali, solo il 2% dell'intera popolazione cinese si definisce cristiana – in realtà, secondo la Chiesa cattolica i fedeli in Cina sono almeno il doppio – e che solo il 4% dei cinesi conosce il vero significato della festa. "So che riguarda una persona che si chiamava Gesù, ma non ne sono sicuro"  è stata la migliore risposta data a un cronista della CBN news (Christian Broadcasting news) deciso a indagare più a fondo sulla questione.

 

Nonostante il 'mistero' che aleggia attorno alla festività, il Natale è uno degli 'elementi' dell'Occidente che i cinesi hanno assorbito con più entusiasmo, tanto che la festa cristiana oggi fa parte della vita dei bambini, giovani e adulti che vivono in città. Nelle campagne, invece, oggi come venti anni fa, il Natale continua a rappresentare un'incognita. E se i cristiani del Paese di Mezzo festeggiano la nascita di Gesù nel più classico dei modi: aspettando la mezzanotte riuniti intorno alla tavola con amici e parenti e andando a messa – in cinese o in inglese –, gli altri cinesi fanno lo stesso festeggiando il Natale senza…Gesù. Dopo aver addobbato "l'albero delle luci" – così viene chiamato in Cina – con lanterne, fiori e collane di carta, molti cinesi continuano la tradizione riunendosi con gli amici attorno al tavolo di casa o di un ristorante dove vengono serviti piatti 'sino-natalizi' come l'immancabile Babao ya, l'anatra dagli otto tesori, versione cinese del tradizionale tacchino di Natale dei Paesi anglofoni. E dopo la cena le opzioni sono due: messa o festa? Mentre molti giovani trascorrono la notte del 25 ballando, le famiglie, forse solo per curiosità, optano per la Chiesa dove poter ascoltare i canti natalizi. Ai più piccoli invece non resta che aspettare Shengdan Laoren, il Babbo Natale dagli occhi a mandorla che vive a Beiji Cun, nella freddissima provincia dello Heilongjiang. E' lì che è stato costruito un villaggio di Babbo Natale identico a quello di Rovaniemi, in Finlandia. A Beiji Cun non manca nulla e, oltre alla casa, c'è perfino un  ufficio postale dove poter spedire cartoline di auguri e lettere per richiedere doni.

 

E mentre un fetta sempre maggiore della popolazione cinese emula una delle tradizioni più consolidate del mondo occidentale, si fa sempre più teso il braccio di ferro tra Vaticano e governo sulle nomine dei vescovi. La questione non è nuova ma negli ultimi tempi ha raggiunto un livello di esasperazione come non accadeva da anni. Dopo le ennesime nomine non autorizzate di vescovi della Chiesa di Stato dei mesi scorsi, in un dura nota ufficiale diffusa il 17 dicembre il Vaticano ha reiterato le sue critiche nei confronti della Cina, condannando "l'atteggiamento aggressivo" e gli atti "inaccettabili e ostili" di Pechino, accusato di violare la libertà religiosa. Oltre alle nomine non autorizzate, al centro della querelle c'è anche il recente Congresso nazionale dei Cattolici Cinesi tenutosi dal 7 al 9 dicembre, al quale, si legge nella nota, "molti vescovi e sacerdoti sono stati forzati a partecipare".

 

Di fronte a queste nuove accuse, la risposta di Pechino non si è fatta attendere. Il portavoce dell'Amministrazione statale per gli Affari religiosi ha infatti risposto colpo su colpo rigettando le accuse di Roma e rimproverando a sua volta il Vaticano di danneggiare le relazioni bilaterali. La libertà di culto è infatti sancita dalla Costituzione ma, ha sottolineato il portavoce, esige l'indipendenza dall'influenza straniera delle organizzazioni religiose cinesi; pertanto anche le recenti nomine "non necessitano di riconoscimento da alcuna organizzazione o Stato estero". Durante l'ultimo Congresso - che si tiene ogni cinque anni e che vede riuniti l'Associazione della Chiesa patriottica cinese e la Conferenza episcopale della Chiesa cattolica di Cina (non riconosciuta da Roma) -, sono stati inoltre emendati gli statuti delle due associazioni che hanno adottato il principio di "autogoverno e di auto-sostegno" in linea con le politiche del governo. Il portavoce ha inoltre aggiunto che lo statuto della Conferenza episcopale cinese "è in unione con il successore di San Pietro, capo della comunità dei Discepoli". "Il Vaticano non ha letto i due statuti?" si chiede ancora il portavoce, "oppure sta oscurando di proposito il confine tra fede e politica?". Questa modalità di fare largo all'ideologia politica attraverso la religione è "molto pericolosa" e, ammonisce la Cina, potrebbe avere serie ripercussioni sugli sviluppi della Chiesa Cattolica nel Paese.

 

Ma al di là della querelle politica tra Pechino e Santa Sede, continuano anche in Cina i preparativi per il Natale, anche se ad aver catturato i cuori e le tasche dei cinesi è soprattutto l'aspetto commerciale della festività che registra il picco di vendite, nonostante non sia previsto neppure un giorno di vacanza. Un primato eguagliato solo dal Capodanno cinese e dalla Festa nazionale. Ristoranti e hotel al completo, negozi che dichiarano sold-out per via della 'febbre da regali' e industrie che devono produrre gadget e decorazioni natalizie che entreranno nelle case di tutto il mondo. Solo in Italia attualmente il 75% circa dei giocattoli presenti sul mercato proviene dalla Cina, mentre addobbi e luminarie toccano il 95%. A dicembre il Dragone ha molto da festeggiare.

 

di Miriam Castorina e Sonia Montrella

 

 

 

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