Il mondo ritorna all'atomo

La tecnologia nucleare ha tante virtù, edd è indispensabile per assicurare una fornitura di energia elettrica abbondante insieme con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Tuttavia – dice Fatih Birol, economista capo dell'Agenzia internazionale dell'energia – ci sono anche le cautele dovute alla delicatezza del tema atomico: la sicurezza, la gestione delle scorie. Birol, turco, è uno degli economisti dell'energia più accreditati al mondo, e le sue analisi fanno scuola. Non a caso sta per uscire la nuova edizione dell'outlook annuale dell'agenzia parigina, coordinato da lui, e Birol anticipa al Sole 24 Ore il contenuto più sorprendente dello studio: quest'anno, per la prima volta, il primo paese consumatore al mondo di energia non sono più gli Stati Uniti bensì la Cina.
Birol, quali sono i benefici economici e ambientali del ritorno al nucleare?
Se guardiamo ai tassi di crescita della domanda di energia globale degli ultimi decenni e quelli previsti per il futuro, mi sembra naturale affermare che abbiamo e avremo bisogno di tutte le forme di energia possibili. Il nucleare fornisce un contributo importante alla domanda elettrica complessiva, con il 14% della produzione totale, e ha dimostrato fino a oggi di essere una tecnologia sicura e affidabile. In modo sintetico direi che il nucleare presenta due principali elementi a favore: è l'unica fonte energetica in grado di produrre allo stato attuale grandi quantitità di elettricità "baseload" senza emissioni di gas a effetto serra, e inoltre presenta costi di generazione competitivi con il gas naturale e il carbone, le due fonti maggiormente utilizzate a livello globale in campo elettrico. Va però considerato che i tempi di costruzione delle centrali nucleari incidono in maniera rilevante sulla economicità complessiva dell'operazione, e quindi senza trascurare le necessarie procedure di sicurezza e controllo è necessario rispettare le tempistiche di realizzazione previste.
Qual è la competitività (e, viceversa, quale lo svantaggio) della tecnologia nucleare rispetto alle altre tecnologie e le altre fonti energetiche?
A livello mondiale l'elettricità è prodotta per quasi il 70% con fonti fossili, e questo comporta due principali problemi: l'emissione di gas a effetto serra, con le note conseguenze relative al cambiamento climatico, e la vulnerabilità a forti oscillazioni di prezzo delle materie prime fossili. In questo senso, il nucleare ha due grossi vantaggi: garantisce prezzi dell'elettricità più stabili in quanto il valore del combustibile incide in maniera marginale, tra il 5 e il 10%, sul prezzo della elettricità generata e in secondo luogo non produce emissioni climalteranti. Inoltre, le abbondanti risorse di uranio tuttora disponibili sono meno concentrate geograficamente rispetto al petrolio e gas naturale e si trovano in paesi quali Canada, Australia, Kazakhstan e altri ancora che forniscono maggiori certezze in merito alla affidabilità delle forniture. D'altro canto...
Ecco, non ci sono solamente vantaggi.
Certamente: il nucleare rappresenta una scelta di lungo periodo sia per gli ingenti investimenti iniziali che richiedono decenni di operatività per essere ripagati, nonché per la gestione delle scorie, dove una soluzione definitiva ancora non si è trovata.
Birol, qual è uno scenario dello sviluppo dell'energia nucleare su scala internazionale?
Il settore elettrico è responsabile di circa i due-terzi delle emissioni di gas a effetto serra. Se quindi si vuole prendere in seria considerazione il problema del cambiamento climatico non si può che puntare ad una sua decarbonizzazione. Al momento le opzioni sono tre e tutte estremamente importanti – il nucleare, le rinnovabili e la cattura dell'anidride carbonica – ma queste forniscono apporti differenti sia in termini quantitativi che nelle modalità, nonché su orizzonti temporali differenti. Nel mondo si registra un crescente interesse al nucleare, sia in paesi che ne dispongono da decenni sia nelle nuove potenze emergenti. Al momento vi sono quasi 440 reattori operativi, oltre 60 sono in costruzione e circa 150 sono stati annunciati.
Quali le politiche più interessanti dei vari paesi?
Germania, Belgio e Svezia, per esempio, hanno recentemente cambiato le loro politiche di progressiva uscita dal nucleare, gli Stati Uniti prevedono una ulteriore espansione della produzione nucleare che allo stato attuale copre il 20% del fabbisgno domestico. Per non parlare di Cina, India, Giappone e Corea dove si prevede un significativo aumento della capacità nucleare. Le politiche energetiche in materia di cambiamento climatico e l'andamento dei prezzi delle principali fonti fossili utilizzate per la produzione di energia elettrica rimangono le principali fonti di incertezza in merito ai livelli con cui si svilupperà o meno l'energia nucleare nel mondo.
Alllarghiamo la scala della mappa. Quali sono i momenti più importanti nella "geopolitica" del nucleare e, in generale, dell'energia?
Credo che i mercati energetici internazionali si trovino in un momento di incertezza senza precedenti. Non è chiaro quando, né con quale intensità, si uscirà dalla peggiore crisi economica del dopoguerra, se il boom del gas non convenzionale degli Stati Uniti continuerà e potrà essere replicato in altre parti del mondo; se le politiche climatiche torneranno al centro dell'attenzione dei governi dopo il deludente esito di Copenaghen; ed infine, ma non ultimo, il ruolo della Cina negli equilibri energetici. Stiamo finalizzando il World Energy Outlook 2010 che uscirà in novembre e quello che emerge dalle nostre analisi è che le politiche energetiche della Cina costituiranno un elemento fondamentale per il sistema energetico globale. Un numero emblematico: solo 10 anni fa, la Cina consumava metà dell'energia utilizzata negli Stati Uniti. I dati preliminari ci indicano che nel 2009 la Cina è diventata il primo consumatore mondiale di energia al mondo, con una crescita che non ha precedenti, ma il suo consumo pro-capite rimane ancora un terzo di quella dei paesi Ocse. Le sue decisioni in materia di politica energetica avranno quindi ripercussioni significative su tutti i mercati: dal gas al carbone, dal petrolio al nucleare. Senza dimenticare le rinnovabili settore in cui la Cina sta sviluppando investimenti massicci.
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30/10/2010