IL MATTONE CINESE PREOCCUPA ANCHE DAVOS

IL MATTONE CINESE  PREOCCUPA ANCHE DAVOS

Roma, 31 gen.- Il timore di uno scoppio della bolla speculativa del real estate cinese supera i confini nazionali e arriva fino a Davos, dove è appena calato il sipario sul meeting economico mondiale. Il tema immobiliare cinese conclude un forum nella cui agenda è stato riservato ampio spazio alla Cina"Pechino riuscirà a sgonfiare la bolla immobiliare senza che questo si ripercuota sull'economia nazionale?" : questa la domanda che Nariman Behravesh, analista di IHS Global Insight, ha rivolto all'elite finanziaria internazionale presente al meeting. "Se si considera il rapporto tra il valore degli immobili e quello del PIL – ha aggiunto l'analista – si noterà che la Cina si trova più o meno allo stesso stadio del Giappone nel periodo precedente allo scoppio della bolla".

 

Un'osservazione che forse sorprenderà le potenze occidentali, ma non Pechino che da tempo si dimostra ben consapevole dei rischi legati al mercato immobiliare, i cui prezzi continuano a crescere da oltre sei anni (questo articolo). L'anno scorso il mattone cinese è diventato rovente, tanto che in più di 70 città principali i prezzi della case hanno subito un rincaro di oltre un quinto. Secondo un sondaggio condotto lo scorso dicembre dall'Accademia cinese delle scienze sociali, a Pechino, Shanghai e in altre 11 città la sopravvalutazione del valore della proprietà oscilla tra il +30% e il +50%.  E proprio per contrastare questo fenomeno, le cui conseguenze si ripercuotono sul settore finanziario e sul piano sociale, dove il divario tra ricchi e poveri si fa sempre più marcato, il governo ha varato diverse misure. Ultima in ordine di tempo è quella relativa tassa sulla proprietà varata a Shanghai e a Chongqing: a Shanghai l'imposta sulla seconda casa sarà pari allo 0.6% del valore dell'immobile; a Chongqing, invece, tutti gli acquirenti di un'immobile con valore superiore alla media del mercato dovranno versare un'aliquota tra lo 0.5% e l'1% (questo articolo).

 

Ma gli sforzi del Dragone non finiscono qui, e sempre la settimana scorsa Pechino ha innalzato dal 50% al 60% gli anticipi obbligatori da versare per l'acquisto di una seconda casa, mentre per la prima bisogna anticipare almeno il 30% del valore totale. Semaforo rosso invece per gl'istituti di credito, cui è stato vietato concedere prestiti per l'acquisto di terze case. Nel corso degli ultimi quattro mesi People's Bank of China ha innalzato ben quattro volte i requisiti di riserva obbligatoria delle banche al fine di frenare la corsa al credito facile, un fiume di liquidità che si riversa per la maggior parte proprio negli investimenti sul mattone. I tassi d'interesse sono stati aumentati due volte nel giro di pochi mesi, tra ottobre e dicembre, e se l'esperimento di Chongqing e Shanghai dovesse funzionare potrebbe essere presto esteso ad altre città.

 

Secondo quanto sottolineato a Davos da Zhang Xin, fondatrice del più famoso gruppo immobiliare nazionale Soho China Limited, dal quadro immobiliare cinese emerge anche un altro problema sociale: quello della corruzione. "Spesso lo sviluppo urbano è accompagnato da episodi di corruzione. E non è raro – sostiene Zhang – ascoltare storie di contadini forzati a cedere le proprie terre a promotori immobiliari senza scrupoli". "Di sicuro il governo continuerà a varare misure per frenare il fenomeno del surriscaldamento, ma il problema è se queste misure si riveleranno o meno efficaci". Parole di incoraggiamento sono giunte dal governatore della banca centrale di Israele Stanley Fischer e dal direttore della Lee Kuan Yew School of Public Policy di Singapore, Kishore Mahbubani. Quest'ultimo in particolare si è dichiarato certo del fatto che, così come è accaduto per la sfida alla crisi economica, la classe dirigente cinese riuscirà a fronteggiare quello che rappresenta un problema tipico delle società in crescita.

 

di Sonia Montrella

 

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