IL MANAGEMENT EUROPEO IN SCENA ALL'EXPO

Shanghai, 24 mag. – Pioggia a catinelle, 361,000 visitatori (il record dall'inizio della manifestazione), la visita del Segretario di Stato Hillary Clinton al padiglione statunitense, e un meeting di alto livello presso quello spagnolo: gli eventi all'Expo di Shanghai si susseguono a ritmi incalzanti. Il forum "EU – China Sustainable Cooperation, Prospetcs & Challenges", organizzato dal Managers Exchange and Training Programme (METP) e dalla China Europe International Business School (CEIBS), si è articolato in una densa giornata di lavori tra tavole rotonde, lezioni di management e sessioni di domande e risposte alla presenza di  relatori cinesi e europei, con la partecipazione di un centinaio di manager impegnati nei programmi promossi dai due istituti. Si tratta di due colonne della collaborazione tra Cina e Ue in materia di formazione: il METP è un progetto quinquennale di cooperazione intergovernativa tra l'UE e la Cina nell'ambito del commercio internazionale, finalizzato ad accrescere l'esperienza e le competenze dei manager; fondata nel 1994 con un accordo tra governo cinese e Commissione europea, la CEIBS è invece la prima università cinese a offrire full-time MBA, executive MBA e un'ampia gamma di programmi di studio per il top management internazionale. "Il mercato cinese sta diventando sempre più complesso, a causa della diversificazione e della varietà degli attori economici interni, e sempre più competitivo, perché le imprese cinesi aggiornano continuamente know-how e valore produttivo. A differenza di quanto accadeva fino a qualche anno fa, l'agenda del governo cinese per il 2010 non punta più solamente alla crescita: mira anche alla qualità". Mark Goyens – presidente di Bekaert Asia – descrive così il panorama operativo in cui si muovono oggi i manager europei in Cina. Ma secondo Goyens le opportunità per le industrie e i brand occidentali non mancano: "Sono però necessarie puntuali strategie di penetrazione nel mercato cinese, ad esempio per superare gli 'ostacoli' innalzati dal governo, quali le leggi ambientali e fiscali, le barriere protezionistiche o i nuovi provvedimenti antimonopolistici. Inoltre è importante coltivare i rapporti con partner privati, poiché i sussidi del governo sono esclusivo appannaggio delle imprese statali". Fiducioso nel successo della cooperazione economica tra Cina e Europa anche Piter de Jong – vice presidente del Comitato Esecutivo della Camera di Commercio dell'UE, a capo della sede shanghaiese – che ha analizzato il flusso di capitali che dalla Cina muovono verso l'estero: "La maggior parte dei finanziamenti cinesi si concentra in Asia e in Africa – ha spiegato de Jong – oppure transita per Hong Kong per poi essere reinvestito nella Cina continentale. L'importanza dell'Ue per la Cina è però in crescita e non solo per il trasferimento di tecnologie, soprattutto ambientali, ma anche perché l'Ue rappresenta un mercato importante per le industrie cinesi". Secondo de Jong, i 46 miliardi di dollari che costituiscono il totale degli investimenti del Dragone in Europa sono destinati  ad aumentare nel medio periodo. Secondo Benoit Rossignol – capo e CEO di Shyyao Investment Ltd – e di Xu Bo – assistente del commissario generale per l'Expo Shanghai 2010 – il rebus del successo economico si risolve innanzitutto spingendosi oltre quelle differenze dovute a un diverso background storico-filosofico-culturale, cercando di cogliere i punti di contatto tra i due mondi e le due realtà sociali. Nel corso dei propri interventi, entrambi questi relatori hanno sottolineato la centralità della conoscenza della lingua cinese per assicurare una efficace comunicazione tra le parti – dalla base fino al vertice della piramide dell'organigramma aziendale –, che favorisca non solo il successo della trattativa economica, ma anche la solidità delle relazioni interpersonali. Nonostante si tratti di un forum di management e economia, insomma, cultura e psicologia sono stati gli argomenti principali: "È sempre necessario cercare di capire cosa vogliano tutte le parti in causa, partner, staff e autorità governative – ha spiegato Antonio Martinez, project director presso la Merak-Jinxin Air Conditioning System – e per questo bisogna scavare nella personalità e negli interessi dei nostri interlocutori cinesi, al fine di conquistarli sul piano personale. Ma si tratta di un processo estremamente complesso: se vivi sei anni in un paese occidentale puoi considerarti un esperto, è come se la tua capacità di comprensione fosse di livello universitario. Se vivi sei anni in Cina, invece, al massimo puoi considerarti all'asilo".

 


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