Il made in Italy rialza la testa

Nicoletta Picchio
ROMA
Maggio come mese della svolta. Un recupero che, passo dopo passo, si dovrebbe consolidare verso la fine dell'anno. Dopo i primi quattro mesi neri sul fronte dell'export, con un calo che ha sfiorato il 25%, a maggio è ritornato per la prima volta nel 2009 il segno positivo davanti alle nostre esportazioni: +0,5%. Addirittura +19% in Cina. E ieri il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, ha indicato per giugno un +1,5 per cento.
Anche il 2008 si è chiuso con un segno positivo: +0,3%, a fronte di un aumento delle importazioni dell'1,1%. Il problema, però, è che il nostro Paese ha perso quote di mercato: dopo la risalita del 2007, che ha visto l'Italia a quota 3,5, il 2008 ha segnato un 3,3%. Anche se l'Italia non ha perso posizioni a livello mondiale, rimanendo sempre al settimo posto. È la fotografia dell'Italia nel mondo come emerge dal Rapporto Ice-Istat 2008-2009, che è stato presentato ieri, a Roma. Pesa l'avanzata della Cina, che è al secondo posto, che passa dall'8,7 all'8,9 come quote di mercato, mentre la Germania, prima in classifica (ma che potrebbe cedere il posto alla Cina a breve), si ridimensiona, dal 9,4 al 9,1. Gli altri grandi Paesi davanti a noi calano, mentre migliorano la Russia, l'Arabia Saudita e gli Emirati (questi ultimi grazie a consistenti flussi di riesportazioni). Non è però solo l'avanzata dei paesi in via di sviluppo a farci arretrare, ma caliamo anche nell'export nell'area euro.
La perdita di quote di mercato dell'Italia nell'export ha riguardato tutte le aree del mondo. Unica eccezione, l'Africa settentrionale: le esportazioni si sono rafforzate per effetto della vendita di beni intermedi e di investimento, un fenomeno legato ai processi di frammentazione delle produzione. Analizzando i Paesi, come destinazione di export al primo posto c'è la Germania, anche se il valore è diminuito dell'1,3%; seguita dalla Francia (-2,5), al terzo posto la Spagna, (-12,7). Sono diminuite le esportazioni verso gli Usa, -5%, mentre la Cina ha segnato +2,5.
Nei primi mesi del 2009, l'andamento resta confermato a livello generale. In alcuni Paesi, però, c'è un recupero. In Cina nel gennaio-maggio di quest'anno, confrontato con lo stesso periodo dell'anno scorso, si è passati dall'1% all'1,2; in Giappone dall'1,1 all'1,2; in Russia dal 4,0 al 4,5%; in Germania dal 5,7 al 6,1; in Francia dal 7,9 al 10,7. Restano identiche le quote negli Usa, 1,8, mentre c'è un calo in Spagna, dal 7,9 al 6,9% e nel Regno Unito, dal 4,2 al 3,9.
«Il peggio è passato, a fine 2009 ci sarà quasi un pareggio della bilancia commerciale italiana», ha detto il vice ministro allo Sviluppo, con delega al Commercio estero, Adolfo Urso (nel 2008 la bilancia dei pagamenti al netto dei prodotti energetici ha avuto un saldo positivo di quasi 50 miliardi di euro)
A penalizzare l'Italia nello scenario mondiale, dice il Rapporto, è la specializzazione produttiva, orientata verso settori a domanda mondiale relativamente lenta. Un handicap, in questa fase dove il commercio mondiale frena e arretra: nel 2008 c'è stato un aumento del 3,3, positivo ma con un calo di circa 4 punti rispetto all'anno precedente. Il 2009, prevede l'Ice, si sarà un calo degli scambi dell'11 per cento.
È la rotta Sud-Est, secondo Urso, quella dove le aziende devono indirizzarsi, per avere più possibilità di crescita. E sia il presidente dell'Ice, Umberto Vattani, sia quello dell'Istat, Luigi Biggeri, hanno sottolineato al capacità soprattutto delle piccole e medie imprese italiane di reagire alle difficoltà. Ieri ci sono stati anche due testimonial: Diana Bracco, una impresa con oltre un miliardi di euro di fatturato, e Matteo Lunelli, al vertice dell'azienda di vini Ferrari, che hanno raccontato la loro storia di successo, focalizzata sull'internazionalizzazione.
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23/07/2009