Il made in Italy che sfida la Cina

Rita Fatiguso
MILANO
Il movimento a incastri della struttura richiama il gioco dello Shanghai, quello dei bastoncini di bambù da districare separandoli con delicatezza, uno per volta, senza farli muovere. Bello e complicato. Inevitabile che, a un mese dall'avvio dell'ultimo Expo "muscolare" della storia, come viene sempre più spesso definito, le anticipazioni del commissario generale del governo per l'esposizione universale di Shanghai 2010, Beniamino Quintieri, ruotino intorno al padiglione destinato, dentro e fuori, a fare da scenografia per il meglio del made in Italy.
Corre voce che la struttura ideata dall'architetto Giampaolo Imbrighi, ancora avvolto dal cannicciato delle impalcature, sia già meta di visitatori locali. È così?
Si, è vero: ogni giorno riceviamo continuamente richieste di poter andare sul cantiere. E, dopo le visite, registriamo commenti positivi. Un fatto sorprendente, visto che è nel pieno dell'attività. Dirò di più.
Prego.
Due città cinesi di medio cabotaggio, in fortissima espansione, hanno bussato alla nostra porta chiedendo di poterlo letteralmente smontare, rimontandolo a casa loro.
Siete pronti al taglio del nastro, il 1° maggio?
Stiamo procedendo a ritmi frenetici. Direi, a ritmi cinesi. Ma siamo più che soddisfatti. La nostra presenza è di per sè un segno dell'eccellenza del made in Italy. È una struttura molto grande, speriamo di salvarla dalla distruzione, a Expo finito.
Nemmeno è stato inaugurato che già si pensa al dopo?
Per la verità, nemmeno è stato inaugurato che abbiamo già incassato un premio: la municipalità ci conferisce quello per la migliore struttura in acciaio costruita a Shanghai nel 2009. Anche per questo ci farebbe piacere che il padiglione finisse tra quelli da conservare.
Permasteelisa, Italcementi, Mapei, Prada, IGuzzini, tanto per fare qualche nome, tutte aziende di spicco, innovative, al vostro fianco con prodotti ad altissima tecnologia.
Devo dire che per tutti noi questa si sta rivelando un'avventura complessa e fantastica. Basta guardare alle scelte fatte da paesi le cui strutture confinano con le nostre, dalla Spagna, alla Gran Bretagna, al Giappone. Scelte più semplici, anche rispetto al progetto iniziale.
L'Expo non è una campionaria, le imprese fanno fatica a promuoversi.
Chi ha collaborato con noi troverà l'occasione per ampliare la presenza su mercati emergenti. In cantiere, però, abbiamo una serie di eventi a tema per promuovere da maggio (arredo e design), a giugno (tecnologia), a luglio (sanità/disabilità), agosto (tempo libero e wellness), a settembre (architettura) fino a ottobre (ambiente/mobilità) le migliori espressioni del made in Italy e le sale del padiglione faranno da quinte ideali per l'intero sistema.
Avete puntato sulle idee innovative da mettere in vetrina a Shanghai. Non temete che, molto banalmente, possano essere copiate durante l'Expo? Le mostre sono un'arma a doppio taglio.
Intanto, il gruppo di imprese internazionalizzate che ci affianca sa come comportarsi e tutelarsi in questi contesti. Quanto al resto, faremo attività formativa nel padiglione a sostegno delle idee made in Italy.
L'ente del turismo cinese ha appena organizzato roadshow a Roma e Milano. Ci saranno anche turisti italiani all'Expo tra i 70 milioni di visitatori preventivati?
Assolutamente sì. Molti tour operator importanti stanno organizzando pacchetti specifici. A Shanghai siamo pronti ad accogliere anche loro.
rita.fatiguso@ilsole24ore.com
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01/04/2010