Il governo cinese silura i dirigenti dello Xinjiang

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La protesta popolare fa cadere le prime teste eccellenti nello Xinjiang, la provincia dell'estremo ovest cinese dove nelle ultime settimane è tornata alta la tensione etnica tra gli uiguri (la popolazione autoctona di origine turcomanna e religione islamica) e i cinesi han.
Ieri, mentre a Urumqi la situazione era ancora molto tesa dopo gli scontri di piazza degli ultimi giorni seguiti alle aggressioni a colpi di siringa in cui sono rimaste ferite oltre 500 persone, Pechino ha deciso di rimuovere due uomini chiave della nomenklatura locale: il segretario generale del partito comunista di Urumqi, Li Zhi, e il capo della polizia locale, Liu Yaohua. Il doppio siluramento al vertice sarà accompagnato da "cambiamenti" in seno al dipartimento provinciale di pubblica sicurezza, ha comunicato l'agenzia di stampa "Nuova Cina" senza però fornire dettagli sulla questione.
Il licenziamento in tronco dei due uomini d'apparato dovrebbe essere sufficiente a salvare (almeno per ora) un'altra poltrona traballante: quella di Wang Lequan, il segretario generale del Pcc dello Xinjiang di cui nei giorni scorsi la piazza ha reclamato a gran voce la testa. Secondo la comunità han di Urumqi, che durante la settimana ha inscenato diverse manifestazioni di protesta anti-governative in cui sono morte cinque persone, le autorità locali non sono state capaci di proteggere i cinesi residenti in città dalle centinaia di aggressioni a colpi di siringa perpetrate dalla metà di agosto in poi. Per questo motivo, hanno esplicitamente chiesto il siluramento di Wang.
Ma il potente numero uno del Pcc della turbolenta provincia del selvaggio West cinese non è un burocrate di partito qualsiasi. Wang Lequan è un pezzo da novanta all'interno della nomenklatura pechinese e anche un fedelissimo del presidente Hu Jintao. Il che, per governare nel remoto Xinjiang in una fase delicata come questa, è un fattore di cruciale importanza. La sua epurazione, dunque, salvo colpi di scena è da escludere.
In questo quadro di grande incertezza, almeno una cosa è stata chiarita: gli autori delle misteriose aggressioni con punture di siringa (le autorità sanitarie assicurano che non erano infette) sono uiguri. Lo ha annunciato ieri il ministero di Pubblica sicurezza spiegando che, tramite gli attacchi con siringa che hanno precipitato Urumqi nel caos, «i secessionisti uiguri stanno proseguendo la campagna di violenze iniziata il 5 luglio scorso». In quell'occasione il capoluogo dello Xinjiang fu messo a ferro e fuoco da rivolte di piazza che lasciarono sul campo quasi 200 morti e oltre 1.600 feriti.
Toccherà a Zhu Hailun, il nuovo capo del partito comunista di Urumqi nominato ieri sera al posto del silurato Li, e al nuovo comandante della Polizia cittadina, Zhu Changjie (anche lui un politico) stroncare la nuova strategia della tensione orchestrata dai secessionisti uiguri per mettere in crisi politicamente Pechino alla vigilia della grande commemorazione del sessantesimo anniversario della Repubblica popolare del primo ottobre.
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LA SCHEDA

Scontri etnici
Dopo gli scontri in piazza a Urumqui, capoluogo della regione dello Xinjiang, tra gli uiguri (la popolazione autoctona di origine turcomanna e religione islamica) e i cinesi han, ieri Pechino ha deciso di rimuovere il segretario generale del partito comunista della città, Li Zhi, e il capo della polizia locale, Liu Yaohua
Nei giorni scorsi la comunità han di Urumqui aveva protestato per le aggressioni a colpi di siringa (non infetta) di cui è stata vittima: gli uiguri erano arrivati a ferire oltre 500 persone dell'etnia rivale. Per questo gli han avevano reclamato la testa del segretario generale del partito comunista dello Xinjiang, Wang Lequan
Gli scontri e le violenze tra le due etnie avevano raggiunto l'apice il 5 luglio scorso, quando la rivolta in piazza avevano lasciato sul campo quasi 200 morti e oltre 1.600 feriti

06/09/2009