Il gioco perverso di parlar male dei successi altrui

Al G-20 di Seoul si tornerà a parlare di valute, ma anche della proposta di limitare gli sbilanci di partite correnti a un massimo del 4% del Pil. È ovviamente diretta a Germania e Cina, gli unici due paesi non esportatori di petrolio ad avere un avanzo superiore al 4 percento. È quindi "morta all'arrivo", ma è ugualmente importante capirne la ratio.
Per definizione, un paese con un avanzo di partite correnti risparmia più, nel suo complesso (cioè sommando i risparmi di privati cittadini, aziende e governo) di quanto investa. L'idea di fondo, diffusa in Europa e Usa, è che Germania, Cina e paesi asiatici emergenti risparmiano "troppo", e quindi "deprimono la domanda globale" ed "esportano deflazione" al resto del mondo.
Le cause sarebbero sia cicliche che strutturali. Tra le prime, la Germania, si dice, risparmia troppo perché attua politiche di bilancio restrittive; la Cina perché mantiene un tasso di cambio artificialmente deprezzato; sempre la Cina, e gli altri paesi asiatici emergenti, risparmiano troppo perché si sono fissati ad accumulare riserve di cui non sanno che fare.
Tra le cause strutturali, la Cina risparmierebbe troppo perché l'assenza di sistemi sanitari e pensionistici costringe i suoi cittadini a risparmiare per malattie e vecchiaia, e un sistema finanziario rudimentale li costringe a risparmiare per comprare case e beni durevoli. In tutti questi paesi, inoltre, i lavoratori sarebbero pagati troppo poco: questo riduce i loro consumi e rende le loro esportazioni "troppo" competitive.
C'è qualcosa di quantomeno ingenuo nell'ostinarsi a dire "state sbagliando tutto" ai due paesi con il più alto tasso di crescita dei G-20 e con il più alto avanzo di partite correnti. L'accusa che i lavoratori tedeschi siano pagati poco è particolarmente implausibile: la Germania sostiene che la causalità è esattamente al contrario, che essa risparmia perché è competitiva, avendo attuato quelle riforme del mercato del lavoro che gli altri paesi non hanno saputo attuare; e la prudenza di bilancio fa parte di questa politica. L'accusa che i lavoratori cinesi sono sottopagati, per quanto vaga, è più plausibile. Ma tutti i grandi processi di sviluppo sono avvenuti proprio perché all'inizio l'accumulazione ha prevalso sui consumi. E per quanto afflitta ancora da grandi problemi sociali, la Cina ha fatto enormi progressi mantenendo, per ora, la stabilità sociale in una polveriera.
Sono anche innegabili le altre distorsioni dell'economia cinese. Ma è sempre pericoloso lanciare la prima pietra. Per esempio, i paesi emergenti sostengono che il nuovo round di quantitative easing genera liquidità che va a cercare sbocco a casa loro, apprezzandone il tasso di cambio e creando bolle finanziarie. Dal loro punto di vista, questo è uno "squilibrio globale" causato dai bassi tassi di risparmio e dalle distorsioni dei mercati occidentali, che hanno ancora bisogno di una politica monetaria iper-espansiva dopo il bagno di sangue degli ultimi tre anni.
L'accusa di accumulare riserve è forse la più ipocrita: i paesi asiatici accumulano riserve per evitare un ripetersi degli anni novanta, quando il flusso di capitali dall'estero si interruppe all'improvviso e causò una crisi ben più devastante di quella che ha colpito i paesi sviluppati negli ultimi due anni.

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Le riserve sono una assicurazione per non dover mai più dipendere dal Fondo Monetario Internazionale, che all'epoca impose quelle politiche, incluso il rigore di bilancio, che oggi critica duramente.
La realtà è che un paese con avanzo delle partite correnti può ignorare le critiche e tirare dritto per la sua strada; un paese in disavanzo non può invece farlo per sempre. Il corollario di tutto questo è dunque che dovrebbero essere gli Usa e gli altri paesi in disavanzo ad attuare quelle politiche che essi vorrebbero fare attuare a Cina e Germania, ma con il segno opposto. Per gli Usa questo comporta, per esempio, riforme che inducano il settore privato a risparmiare di più, in modo strutturale e non solo, come sta avvenendo adesso, per ricostruire i bilanci dopo la crisi.
Come tutti i paesi del mondo, Cina e Germania attueranno una politica solo se è nel loro interesse. Al momento non è nell'interesse della Cina lasciare apprezzare il renminbi rispetto al dollaro; quando i vantaggi di un apprezzamento (tra cui un migliore controllo dell'inflazione) eccederanno gli svantaggi (meno competitività e perdita sulle enormi riserve in dollari), allora la Cina lascerà apprezzare il renminbi.
Anche un vincolo sui disavanzi correnti non funzionerà per gli stessi motivi: il fatto che in questo momento Cina e Germania abbiano il vento in poppa dovrebbe di per sé dimostrare che non è nel loro interesse cambiare rotta. Si dice che non sono lungimiranti, che nel lungo periodo è nel loro interesse cambiare per evitare di metter sul lastrico gli altri paesi.
Questo è un argomento altamente implausibile, e l'ultimo rifugio di chi non sa porre mano ai problemi di casa propria.
roberto.perotti@unibocconi.it

08/11/2010