IL gatto BIANCO O NERO CHE PRENDE IL MOUSE

DI LUCA DELLO IACOVO
Shenzhen era poco più di un villaggio nella Cina meridionale quando il leader comunista Deng Xiaoping disse trent'anni fa: «Arricchirsi è bello». E il timone dello Stato più popolato del mondo iniziò a virare verso il capitalismo. Adesso Shenzhen è una metropoli: da lì è partita nel 1998 l'avventura di una piccola azienda di software, Tencent. Il suo ultimo gioiello è il social network Qzone: ha guadagnato l'anno scorso poco più di un miliardo di dollari, superando gli incassi di MySpace (850 milioni di dollari) e Facebook (tra i 250 e i 350 milioni di dollari, a seconda delle stime). Ma come ha raggiunto il successo? Qzone è integrato con chat, giochi, blog: sono 350 milioni i profili personali registrati nel social network (ognuno può iscriversi più volte). Eppure, a differenza dei cugini occidentali, la pubblicità online contribuisce soltanto al 12% del fatturato. Gli ingranaggi della macchina da soldi di Qzone sono soprattutto i servizi internet: la vendita di "beni digitali" (come avatar e doni virtuali da inviare agli amici), i giochi a pagamento e la personalizzazione degli spazi online. Insieme, garantiscono il 68% degli incassi. Un quinto del fatturato, invece, è generato da servizi accessibili attraverso il cellulare. Teenager e adulti li pagano con una moneta elettronica speciale chiamata "QQ coin" che equivale a un renminbi (circa undici centesimi di euro): i cinesi possono acquistarla con carte prepagate o spendendo il credito telefonico. Qzone è una città aperta dove gli abitanti si incontrano nelle chat, discutono nei forum, fanno shopping: quasi il 90% dei suoi profitti arriva direttamente dalla comunità. Anche Facebook permette ai membri di scambiarsi doni virtuali (costano un dollaro): secondo le stime la rete sociale fondata da Mark Zuckerberg avrebbe guadagnato 40 milioni di dollari con i "virtual gift" (spesso si tratta di donazioni per beneficenza). È ancora lontano, però, dai traguardi di Tencent.
Eppure negli ultimi mesi decine di social network si sono diffusi all'ombra della Grande muraglia culturale cinese. E utilizzano con successo la formula dell'Apple store per l'iPhone: offrire giochi e servizi sviluppati da terzi, gratuitamente o a pagamento. Per esempio, The farm ogni giorno è frequentata da 1,4 milioni di persone: coltivano un campo, parlano con i vicini, allevano animali. È un gioco lanciato dal social network Xiaonei, un clone di Facebook rivolto agli studenti universitari cinesi. La rete sociale Kaixin001, invece, è dedicata soprattutto agli impiegati e ospita una celebre versione del gioco Parking war: ogni persona è proprietaria di una strada e può multare gli altri che parcheggiano nel suo territorio. Se accumula abbastanza contravvenzioni, può acquistare un'automobile (virtuale). La diffusione del passaparola in Cina sarebbe considerata intrusiva in occidente: l'iscrizione a Parking war richiede di fornire l'elenco di contatti della chat di Msn messenger: appena registrati, parte automaticamente una mail che invita gli amici a partecipare. È una procedura ampiamente diffusa tra i social network cinesi. Ma ben diversa dalle opzioni granulari per la privacy richieste a Facebook dai suoi membri.
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Margine operativo medio dei primi sei portali cinesi
(fonte: Trendspotting)
40%
La crescita dei portali
Crescita del mercato dell'advertising online nel 2008
(fonte: Trendspotting)
50%
La pubblicità
Fatturato annuale di Alibaba, sito di ecommerce fondato da Jack Ma
(in dollari)
238 milioni
Il ricchissimo Alibaba
Fatturato mensile di Youku, il principale sito di videosharing in
competizione con Youtube
1 milione
Il valore del video
Il fatturato annuale del motore di ricerca Baidu, attualmente il più usato in Cina
351 milioni
L'avversario di Google
I brani resi disponibili grazie all'accordo tra Google e i sito cinese www.Top100.cn
350mila
Assalto alla musica

30/04/2009