Il Fondo sovrano si rafforza e torna attivo

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
S'aggira per il mondo un convitato rafforzato nelle sue potenzialità: il fondo sovrano cinese. Si chiama China international corporation (Cic); dispone di una dote di 300 miliardi di dollari che, secondo indiscrezioni, potrebbe salire presto a 500 miliardi; il suo obiettivo è allocare parte delle riserve valutarie cinesi in investimenti alternativi e più profittevoli rispetto ai titoli del Tesoro americani, di cui Pechino è diventata il principale sottoscrittore mondiale.
«Ma non è solo il Cic a comprare aziende, partecipazioni azionarie e materie prime in giro per il pianeta. Oggi ci sono diverse istituzioni pubbliche molto attive sui mercati internazionali, come le grandi aziende pubbliche, lo State administration of foreign exchange (Safe), ed entro breve tempo scenderà in campo anche il fondo pensioni cinese», spiega Alessandro Arduino. Sinologo, esperto di economie orientali, oltre un decennio trascorso oltre la Grande Muraglia, Arduino ha appena pubblicato con il Centro di alti studi sulla Cina contemporanea un libro sul Cic dal titolo "Il fondo sovrano cinese". Si tratta del primo tentativo di analizzare in modo organico, tramite un caso pratico, il ruolo dei giganti finanziari sovranazionali sui mercati globali dopo la grande crisi del 2008.
Il compito di Arduino è stato particolarmente difficile perché la scelta è caduta sul fondo sovrano più giovane del pianeta e, soprattutto, più ermetico sul piano della trasparenza e della comunicazione. Non è un caso che, come spiega l'autore, dopo un lungo dibattito interno alla nomenklatura finanziaria, il Cic sia stato costituito scegliendo come modello il Government of Singapore investment corporation (Gic), il fondo da 330 miliardi di dollari dell'ex colonia britannica che mantiene la massima segretezza sui propri investimenti.
Nonostante le enormi difficoltà nel reperire cifre, documentazioni e fonti di prima mano, Arduino è riuscito a centrare l'obiettivo. Il libro, infatti, prima racconta dettagliatamente la genesi del fondo sovrano cinese, mettendo anche in risalto il ruolo dei suoi protagonisti e dei loro aspri contrasti (in particolare, lo scontro tra il presidente del Cic, Lou Jiwei, e il direttore generale del Safe, Hu Xiaolian). Poi ne descrive efficacemente le strategie portanti, gli errori già commessi nella sua giovane esistenza (il disastro Blackstone), e prova a immaginare quale sarà il suo ruolo futuro sui mercati finanziari internazionali.
L. Vin.



IL LIBRO

12/01/2010