Il ferro « umbro» che fa gola ai cinesi

Simone Filippetti
MILANO
La fame di ferro della Cina è enorme. A placare l'appetito del gigante asiatico arrivano anche gli italiani. Dall'Umbria, Goldlake, piccola società mineraria italiana, ha siglato un accordo da 15 milioni di dollari con il colosso Minmetals. I cinesi della Minmetals sono volati fino a Gubbio, dove Goldlake ha sede, per firmare un accordo che prevede la fornitura di 100mila tonnellate di ossido di ferro (minerale di ferro) che sarà recapitato nel corso dell'anno. Sulla base delle previsioni del fixing del prezzo del metallo, il controvalore del contratto si attesterà intorno ai 15 milioni. La fornitura verrà però dall'Honduras e precisamente dalla controllata Agalteca Mining, un giacimento minerario dedicato all'estrazione del ferro. Regista dell'operazione è Giuseppe Colaiacovo, uno dei rampolli della omonima famiglia umbra che ha costruito un impero da 800 milioni di euro tra cemento (con Colacem, terzo gruppo italiano alle spalle di Italcementi e Buzzi), banche, editoria: il 43enne imprenditore guida Gold, la cassaforte che custodisce il 25% della holding Financo e la proprietà di Goldlake, e negli ultimi ha cercato di diversificare l'impero di proprietà del padre Franco, con l'idea di creare il primo, e finora unico, gruppo minerario italiano (investendo in giacimenti all'estero). Dalle miniere del Paese centramericano (10.500 ettari con diritti di esplorazione per altri 500 ettari) non si estrae solo ferro, ma anche, e soprattutto, oro. Tra le intuizioni di Goldlake, l'innovazione dell'«oro etico», noto anche come oro fluviale, perchè estratto in prossimità di corsi d'acqua e non subisce trattementi chimici che inquinano le falde e l'ambiente.
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01/06/2010