Il Dragone in sella ai mercati

È grande la confusione sotto il cielo dell'economia e della finanza. E in attesa di nuovi equilibri fra le grandi aree mondiali diventa difficile per tutti capire dove sono i rischi e dove le opportunità. Più che mai per il risparmiatore individuale alle prese con maxi-scenari e dati macroeconomici. Ma difendere le proprie posizioni, o avviare nuove iniziative, impone di guardare la nuova realtà.
Vediamo i dati certi. La Cina è sempre più una potenza commerciale. Non da oggi, certo. Ma ora influenza in modo determinante tutti i mercati. Basta leggere (vedi anche a pagina 6) quanto accade nelle materie prime dove Pechino trascina la domanda, muove gli stock, quindi accelera e frena i prezzi.
Oppure guardare quanto accade fra le monete dove non accetta di rivalutare di botto lo yuan (renminbi) come vorrebbero gli Stati Uniti. Accusati a loro volta di indebolire volontariamente il dollaro, per riguadagnare competitività anche nei confronti dell'area euro. Che a sua volta aggiunge altre fibrillazioni alle crisi interne di debito sovrano, Irlanda prima di tutti. Saltano in questo momento tutti i ragionamenti sui rischi di inflazione nei paesi storicamente più industrializzati, la liquidità viene immessa senza problemi. I governi temono di pagare il conto di un elettorato che vuole più posti di lavoro. Il risultato di mid-term di Obama è chiarissimo.
Tutto è però complicato da un "capitalismo socialista" cinese molto complesso, che risponde a una catena di controllo unica che spinge grande modernità e storiche arretratezze. Senza la democrazia che permette di esprimere dinamiche interne. Sui mercati Pechino è dunque una "gran brutta bestia".
Per questo i continenti in competizione chiedono di rispettare le stesse regole del gioco. «Il mondo sta assistendo a un rapido passaggio di consegne tra Stati Uniti e Cina per quanto riguarda il potere e l'influenza a livello mondiale – ha sintetizzato un finanziere global come George Soros –. Gli Usa sono però alle prese con la crisi del proprio sistema finanziario, la Cina continua a funzionare efficacemente e a ottenere ampi surplus commerciali». Non c'è crisi, anche se la "borsa rossa" di Shanghai subisce qualche contraccolpo sulle ipotesi di stretta finanziaria per domare l'inflazione (+4,4% a ottobre, l'incremento maggiore degli ultimi due anni) , visto che con l'aumento del prezzo degli alimentari (+10%) c'è il rischio di proteste popolari. Da questo punto di vista il Dragone cinese potrebbe avere supporti più fragili del previsto ed è una variabile che il risparmiatore intenzionato a puntare su quel mercato non può dimenticare. Tibet, opposizione interna, blocco di internet, inquinamento intollerabile potrebbero prima o poi presentare il conto interno. Nonostante il tentativo delle autorità cinesi di sfruttare la forza economica in una formidabile supporto diplomatico.
In queste pagine cerchiamo di fornire qualche indicazione utile per chi volesse investire tramite fondi specializzati, oppure in obbligazioni societarie. Tenendo presente quanto stanno già facendo gestori e guru finanziari come Bill Miller (intervista a fianco) favorevole a un investimento azionario (quindi più rischioso) su aziende Usa legate alla corsa dei consumi cinese.
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I T-BOND IN ASIA

La Cina resta il maggior detentore di debito americano, determinante nell'assorbimento di emissioni. E ha incrementato la propria posizione per il terzo mese consecutivo in settembre. Nei dati del dipartimento del Tesoro, i titoli di stato detenuti da Pechino sono cresciuti dell'1,7% rispetto al mese precedente a 883,5 miliardi di dollari (dopo il rialzo del 2,6% in agosto). Seguono investitori di altri big come il Giappone che ha incrementato la propria quota del 3,4% a 865 miliardi di dollari, e la Gran Bretagna, che ha registrato un aumento del 2,1% a 459,1 miliardi. Complessivamente, gli acquisti di T-bond da parte di investitori stranieri sono saliti a 4.200 miliardi di dollari, l'1,3% in più rispetto ad agosto.

20/11/2010