IL DRAGONE E' SINGLE: BOOM DI DIVORZI NEL 2010

IL DRAGONE E' SINGLE:  BOOM DI DIVORZI NEL 2010

Roma, 8 feb.- La famiglia confuciana rischia l'estinzione, o quantomeno sta diventando fuorimoda: lo scorso anno in Cina sono state pronunciate circa 2 milioni di sentenze di divorzio, mentre le coppie che sono convolate a giuste nozze sono state 'solo' 1 milione  e 200mila. I dati che farebbero impallidire l'antico filosofo cinese, famoso per la sua dottrina incentrata sul nucleo familiare, sono stati resi noti dal ministero degli Affari civili. Tre i fattori principali che hanno contribuito a un tale incremento delle separazioni: l'indipendenza economica, la lontananza, e una semplificazione burocratica della procedura di divorzio.

 

In un Paese il cui tasso di crescita viaggia spedito su due cifre, da tempo si assiste a un vero e proprio boom della classe media, i cui 'rappresentanti' lavorano e guadagnano di più rispetto al passato. Quella degli stipendi più alti non è più una prerogativa solo maschile e sono molte le donne che da sole riescono non solo a pensare al proprio sostentamento, ma anche in molti casi a mantenere un tenore di vita molto alto. "Se prima era il marito a guadagnare lo stipendio, ora le loro entrate si pareggiano. Il ruolo della donna lavoratrice all'interno della famiglia è cambiato. Le occasioni di scontro economico sono aumentate e questo è la principale ragione per cui il tasso di divorzio è in aumento" sostiene il professor Tuixiu dell'Università di Toledo negli Stati Uniti.

 

A riprova del riscatto sociale della donna cinese sono arrivate le ultime classifiche di Forbes e del Sunday Times pubblicate lo scorso ottobre. E nella lista delle donne più ricche del pianeta che hanno costruito il loro impero da sole il podio è tutto cinese. In testa alla classifica si posiziona Zhang Yin fondatrice e presidente dell'azienda di riciclaggio Nine Dragons Paper, con un patrimonio di 5,6 miliardi di dollari. Seconda classificata Wu Yajun, della Longfor Property, con 4,1 miliardi di dollari, mentre al terzo posto si posiziona Chen Lihua, presidente della Fuhua International Group con 4 miliardi di dollari di patrimonio. Le tre imprenditrici cinesi si sono lasciate alle spalle mostri sacri del business come Rosalia Mera di Zara, Oprah Winfrey e Doris Fisher di GAP. Se in passato, quindi, a tenere in vita molti matrimoni era proprio un bisogno di stabilità economica, oggi questo aspetto appare più che mai anacronistico. E il 'collante' rappresentato dai soldi non sembra essere più un motivo sufficientemente valido per continuare a combattere una guerra dei Roses alla cinese. 

 

A contribuire all'incremento del numero delle separazioni è subentrato poi il fattore lontananza.  Nella provincia sudoccidentale del Sichuan, distrutta dal terremoto del 2008 e in cui, proprio per questo motivo, la maggior parte delle persone lavorano in zone molto lontane dal luogo di origine, il tasso di divorzi l'anno scorso ha raggiunto l'apice.

 

Ma a ridare in tempi brevi la libertà ai coniugi infelici sono stati i legislatori con l'emendamento alla legge sul matrimonio del 2003 che, tra le altre cose, semplifica la procedura di divorzio. Da allora, il tasso di separazioni in Cina è aumentato con una media del 7,6%  circa all'anno. Secondo i dati diffusi dal ministero degli Affari Civili, nel 1980 il numero dei divorzi è stato pari a 341mila, nel 1990 a 800mila, nel 2000 a 1.210mila, nel 2003 a 1.331mila,  nel 2005 a 1.613mila e nel 2009 a 1.710mila. Xu Anqi, direttrice esecutiva dell'associazione per il Matrimonio e la Famiglia presso l'Accademia di Scienze Sociali di Shanghai, ritiene che lo snellimento delle procedure per la registrazione del matrimonio e per il divorzio consensuale abbia reso la separazione 'impulsiva' un fenomeno più diffuso rispetto al passato.

 

Prima del 2003 in molte zone del Paese le coppie, per veder ultimata la pratica, dovevano presentare al tribunale un certificato rilasciato dalla propria unità di lavoro o di quartiere. Sebbene ottenere questo certificato non costituisse un problema, ammettere pubblicamente il fallimento del proprio matrimonio era ritenuta cosa disdicevole per cui si rischiava di 'perdere la faccia', un'espressione con cui i cinesi indicano il massimo livello di umiliazione pubblica. Piuttosto che subire una tale vergogna erano molte le coppie che finivano per tirarsi indietro, provando a salvare il matrimonio o, in molti casi, a fingere un'unione felice. Più che un impedimento, quindi, questa prassi rappresentava un vero e proprio deterrente. Sono molti i legislatori che, spaventati dagli attuali dati emessi dal ministero degli Affari Civili, hanno già chiesto un ritorno a queste pratiche. Un passo indietro che non deve però comportare un rimaneggiamento dell'attuale legge sul matrimonio.

 

Non solo materialismo. Secondo Xu Anqi dietro una così ampia diffusione del divorzio si nasconderebbe proprio il romanticismo che ha creato una maggior aspettativa nei confronti della qualità del matrimonio, del desiderio sentimentale e dell'amore romantico che sono seguite all'innalzamento del livello (materiale) di vita.

 

di Sonia Montrella

 

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