IL DODICESIMO PIANO QUINQUENNALE

IL DODICESIMO PIANO QUINQUENNALE

Pechino, 14 mar. - Se l'inflazione è una "tigre", come l'ha definita stamattina il premier cinese Wen Jiabao durante il suo discorso di chiusura dell'Assemblea Nazionale del Popolo, Pechino non ha nessuna intenzione di subire la zampata che ha già scosso Nordafrica e Medioriente. "Abbiamo seguito da vicino le turbolenze in alcune nazioni mediorientali e nordafricane – ha detto stamane Wen, che parla al plurale a nome di tutto il governo – e non crediamo sia corretto stabilire delle analogie tra la Cina e questi Paesi. Io ritengo che il popolo cinese sappia che il governo sta adottando misure decise per risolvere le sfide dello sviluppo del Paese".

 

 

Wen e tutta la dirigenza cinese sono consapevoli dello stretto legame tra i rincari del costo della vita e il pericolo di tensioni sociali che potrebbero mettere in discussione la leadership del Partito Comunista. Gli ultimi dati, diffusi venerdì scorso, mostrano che a febbraio l'indice dei prezzi al consumo si è mantenuto ostinatamente alto, segnando un +4,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, senza segnare alcuna flessione rispetto al mese precedente nonostante le misure messe in campo dal governo, e mantenendosi ben al di là della soglia del 4% entro la quale Pechino intende contenerla per il 2011. Mentre molte economie mature arrancano, quella cinese è uscita trionfalmente dalla crisi globale conseguendo una crescita a due cifre, ma adesso il Dragone deve vedersela con gli aumenti che costringono milioni di cinesi a spendere in generi alimentari più della metà del loro stipendio, mentre l'acquisto di una casa di proprietà è ormai diventato un miraggio per la classe media e la forbice tra ricchi e poveri si allarga sempre di più.

 

 

Per cosa sta l'acronimo C.H.I.N.A.? "Cheap House Is Not Allowed" (Sono proibite le case a prezzi bassi) recita una popolare barzelletta che circola sul web cinese, e a guardare i costi alle stelle degli immobili nelle principali città cinesi, non si può che sorridere a denti stretti. Ed è proprio dal web che in queste settimane è partita una misteriosa sfida che invita il popolo cinese a seguire l'esempio del Nordafrica inscenando per le strade una "rivoluzione dei gelsomini": da quattro domeniche i luoghi indicati sulla rete per le manifestazioni sono massicciamente presidiati dalla polizia, che ha sottoposto a restrizioni della libertà personale più di un centinaio di noti dissidenti e convocato l'intera comunità dei corrispondenti stranieri per invitarli "gentilmente" a non diffondere "false informazioni" sulle proteste e a "collaborare con le forze dell'ordine". La pena, hanno lasciato intendere i poliziotti, potrebbe essere la mancata riconferma dei permessi di soggiorno per l'anno a venire.

 

 

"Non voglio ripetermi ulteriormente – ha dichiarato stamattina Wen ai giornalisti –, posso solo dire che sono convinto che riusciremo a gestire l'inflazione in maniera appropriata. Questa rimane la priorità numero uno". Secondo il premier cinese, i rincari sono dovuti soprattutto a cause esterne, come gli aumenti dei prezzi petroliferi causati dalla tensione in Medioriente. Wen non ha neanche risparmiato una stoccata indiretta agli Stati Uniti: "Le politiche monetarie rilassate adottate da alcuni Paesi sviluppati – ha detto il primo ministro, riferendosi all'alleggerimento quantitativo deciso in novembre dalla Federal Reserve – stanno importando inflazione e hanno un forte impatto sulla Cina, che non possiamo controllare facilmente. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio per raffreddare il costo della vita e allo stesso tempo creare nuovi posti di lavoro".

 

 

L'Assemblea Nazionale del Popolo – quanto di più vicino esista a un parlamento nel sistema cinese – ha approvato oggi alla fine dei lavori il Piano Quinquennale che traccerà le linee generali per il periodo 2011-2015: gli obiettivi di crescita sono stati fissati al 7%, contro il 7,5% del piano precedente, ed è stato deciso un aumento del 12,5% del budget nazionale, da impiegare principalmente in progetti di edilizia popolare, sanità, pensioni, istruzione e altri piani legati al welfare. Per la prima volta da anni il budget destinato alla sicurezza interna supera quello della difesa, altro segnale che Pechino non intende lasciare spazio alle sacche di malcontento: "La corruzione costituisce un enorme pericolo per la Cina – ha detto ancora Wen, consapevole di quanto il popolo sia sensibile all'argomento – e riuscire a sradicarla dipende da una complessa ristrutturazione sociale".

 

 

Una riforma, beninteso, che non può proseguire se non con la guida del Partito Comunista Cinese: "Non è affatto facile condurre riforme politiche in un Paese grande come la Cina con un miliardo e trecento milioni di abitanti. Richiedono una situazione sociale stabile e armoniosa e devono essere condotte ordinatamente sotto la leadership del Partito" ha concluso Wen.

 

 

di Antonio Talia

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Ascolta l'intervista di Radio Radicale in collaborazione con AgiChina24.

 


 

 

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