Il Cremlino insegue la Cina sul metano del Turkmenistan

Antonella Scott
MOSCA
La diplomazia russa del gas corre ai ripari nel proprio "estero vicino", riallaccia i legami con il Turkmenistan per non lasciarlo nelle mani dei cinesi e in Ucraina tende la mano a Yulia Tymoshenko, in corsa il 17 gennaio per la presidenza.
In cerca di nuovi mercati per il proprio gas, la settimana scorsa il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov aveva inaugurato un gasdotto diretto in Cina, spinto verso Pechino - e l'Iran - dalla sospensione degli acquisti di Gazprom, in seguito all'esplosione di un gasdotto in primavera. Per il budget del Turkmenistan, ricco delle quarte riserve al mondo di gas naturale ma legato a Mosca a doppio filo, è stato un colpo durissimo, la perdita di un miliardo di dollari al mese. Il monopolio russo contava di ridurre prezzi e importazioni, per adeguarli al calo dei listini internazionali e della domanda europea. Ma l'arrivo di Hu Jintao nel deserto turkmeno deve aver consigliato ai russi di stringere i tempi: così ieri il presidente Dmitrij Medvedev ha guidato una delegazione ad Ashgabat, il suo terzo incontro in un mese con il leader turkmeno. Risultato della missione, la ripresa delle importazioni di gas, anche se in volumi più che dimezzati. «È un passo avanti», ha commentato Medvedev.
Gazprom acquisterà fino a 30 miliardi di metri cubi, 70-80 miliardi erano i volumi concordati in un accordo di lungo termine definito dieci anni fa. «Prevediamo di avviare le forniture dal 1° gennaio, ma non oltre il 10», ha spiegato ieri alla stampa Aleksandr Medvedev, vicedirettore di Gazprom responsabile per gli scambi con l'estero. Tra gli altri progetti discussi, un gasdotto in direzione contraria a quella cinese, «attraverso il Turkmenistan verso l'Europa», ha aggiunto Aleksandr Medvedev.
Si tratterebbe di una nuova via alternativa all'Ucraina. Su questa vicenda sta per rialzarsi il sipario: il 7 gennaio scade il termine per il pagamento del gas russo consegnato a dicembre, 560 milioni di dollari. La fine dell'anno dovrebbe trascorrere tranquilla, assicurano a Gazprom, la grande incertezza sono i problemi finanziari del governo Tymoshenko e di Naftogaz, la compagnia energetica ucraina, e i pagamenti di gennaio. Con l'Fmi apparentemente deciso a negare il prestito d'emergenza chiesto dal premier, Mosca sembra decisa a mostrarsi flessibile con la sua candidata preferita alle elezioni. Ma non più di tanto: ieri il chief executive di Gazprom Aleksej Miller ha concordato con Naftogaz un rinvio della scadenza all'11 gennaio, per lasciar trascorrere il Natale ortodosso. Il grande interrogativo è se quattro giorni possono bastare, per un governo a corto di risorse.
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23/12/2009