Il credito ai cantieri cinesi spiazza gli armatori Ue

Raoul de Forcade
GENOVA
La crisi del credito determinatasi con il default mondiale dell'anno scorso e il gran numero di navi merci di armatori europei ordinate, o in costruzione, in Oriente e solo parzialmente finanziate (quelle italiane sono 123 secondo il Lloyd's Register), portano le banche coreane e cinesi a erogare credito per sostenere i propri cantieri. Una mossa che favorisce, in primo luogo, l'ingresso sul mercato di armatori locali, i quali si trovano così nelle condizioni di rilevare, con investimenti contenuti, commesse già pagate, per il 20-30%, da gruppi europei.
A lanciare l'allarme è Ugo Salerno, a.d. del Registro italiano navale (Rina), l'ente nazionale di classificazione delle navi che opera anche con un ufficio a Shanghai. Reduce proprio da un viaggio in Cina, dove ha incontrato il comitato dei cantieri (una quarantina) che utilizzano i servizi del Rina per la classificazione del naviglio, Salerno spiega che al meeting era presente anche la Export-Import Bank of China (Eximbank). Si tratta di un istituto di statale che, oltre a fornire refund garantees, già negli anni scorsi si era proposto, anche in Italia, come sostenitore del credito allo shipping. Nel corso della riunione in Cina, afferma Salerno, «Eximbank ha manifestato la propria disponibilità nei confronti degli armatori che hanno difficoltà a reperire finanziamenti dalle banche occidentali. L'obiettivo è di aiutarli a portare a buon fine ordini già commissionati a cantieri cinesi o a subentrare ad altri armatori nell'acquisto di unità in costruzione».
Per un verso, chiarisce Salerno, la proposta di Eximport è un'opportunità per i gruppi di shipping europei che costruiscono in Cina; ma si tratta di una lama a doppio taglio. Perché, afferma l'a.d. del Rina, «da tempo in Cina, dove ci sono già due grandi compagnie statali di navigazione, si stanno facendo spazio armatori privati che cercano un'occasione per entrare sul mercato». Questa occasione potrebbe essere loro offe rta proprio dalla stretta imposta al comparto navale dalle banche occidentali. «L'arrivo dell'istituto di cinese potrebbe portare gli imprenditori in difficoltà a rivolgersi a Eximbank, abbandonando le banche occidentali».
A questo scenario si aggiunge un ulteriore tassello: benché disposta ad aprirsi agli investitori stranieri in grado di offrire adeguate garanzie, China Eximbank, al pari di analoghi istituti che operano nella stessa direzione in Corea, «potrà naturalmente favorire - dice Salerno - gli investimenti di armatori cinesi. E poiché, tra le navi in costruzione in Cina, ve n'è circa un 30% da finanziare, esiste il rischio che gruppi locali possano subentrare a società europee, che magari hanno già versato in anticipo il 20-30% del valore della commessa ma non riescono a completare il finanziamento, aggiudicandosi navi già in parte pagate da compagnie occidentali. Operazioni di questo tipo avrebbero il risultato, nel tempo, di portare il sistema navale europeo ai margini del mercato».
Uno spostamento del baricento dell'armamento verso Oriente, secondo Salerno, è inevitabile «a meno che il sistema finanziario occidentale non abbia i nervi saldi e sostenga i suoi clienti, ricordando che una nave ha una vita di almeno 25 anni. E quindi, a dispetto di qualche periodo di sofferenza, sul medio-lungo periodo il ritorno economico è garantito».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

13/11/2009