Il boom spinge il debito locale

KANGBASHI. Dal nostro inviato
I mostri urbani come Kangbashi sono l'espressione materiale più evidente di una delle sindromi più acute che affliggono la nomenklatura cinese: l'ossessione per la crescita. Da anni, ormai, l'espansione del Pil è diventata una priorità strategica per un governo che vede nell'instabilità politica il suo peggior nemico. Un'espansione a tutti i costi che, nel suo procedere inarrestabile e tumultuoso, non ha fatto alcuna distinzione tra quantità e qualità, tra efficienza e spreco, tra creazione e distruzione di valore.
Il risultato più visibile di questo processo di sviluppo forzato sono l'inquinamento e il degrado ambientale, frutto di trent'anni di devastazione selvaggia. Quello invisibile, invece, è il debito colossale accumulato dalle pubbliche amministrazioni locali per realizzare progetti infrastrutturali senza alcuna coerenza economico-finanziaria. Kangbashi è la punta di un gigantesco iceberg costituito da altre migliaia di episodi di spreco, corruzione, distrazione di risorse pubbliche, e collusioni varie, che negli anni hanno inghiottito una quantità incalcolabile di denaro.
Il gioco è sempre lo stesso che in passato ha consentito alla Cina di sostenere a costo zero la sua rivoluzione industriale. La gente risparmia a più non posso, deposita nei conti correnti delle banche, e queste ultime utilizzano i fondi raccolti concedendo finanziamenti a pioggia senza alcuna valutazione di merito di credito. Nel 2001 questa politica dissennata portò a un brusco redde rationem del sistema bancario che, giunto sull'orlo del baratro per la quantità abnorme di sofferenze accumulate nei propri bilanci, fu costretto a chiedere aiuto al governo. Il salvataggio degli istituti di credito costò a Pechino circa 200 miliardi di dollari.
Ora la storia rischia di ripetersi. Il protagonista principale del nuovo dramma bancario che incombe sul paese è sempre lo stesso: il debito delle amministrazioni locali. A quanto ammonti esattamente non è dato sapere. Quel che è certo è che il buco creato nelle finanze pubbliche dalle spese allegre e incontrollate degli amministratori locali è diventata una voragine. Secondo le stime di alcuni economisti, infatti, oggi il debito accumulato dalle amministrazioni locali sarebbe pari ad almeno il 20% del Pil cinese.
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17/07/2010