Il boom della Cina è così esagerato che fa quasi paura

Forsennata, sbalorditiva, spericolata. Gli analisti non trovano più gli aggettivi per commentare la crescita del mercato automobilistico cinese. Forsennata sul piano numerico perché, con l'aria di crisi che ancora si respira nelle economie mondiali, l'aumento delle vendite in Cina nel 2009 non ha uguali sul pianeta. Sbalorditiva perché i primi che stentano a crederci sono propri i colossi globali delle quattro ruote. Spericolata perché, dopo le performance del 2009, l'anno prossimo fa già paura visto che sarà difficile, se non impossibile, mantenere gli stessi ritmi.
A ottobre in Cina sono state vendute 946mila vetture passeggeri, con un aumento del 76% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Aggiungendo anche le nuove immatricolazioni di veicoli industriali e commerciali, le vendite totali di autoveicoli sono state pari a 1,23 milioni di unità (+78%). Nei primi dieci mesi ben 10,9 milioni di vetture hanno trovato un acquirente (+38%): su questa base, gli esperti stimano che a fine 2009 in Cina le vendite complessive di autoveicoli possano raggiungere il primato assoluto di 13 milioni di pezzi.
«A novembre il mercato ha continuato a tirare forte. Salvo imprevisti, sino al Capodanno cinese (che nel 2010 cadrà a febbraio, ndr) la domanda di auto, soprattutto di piccola e media cilindrata, resterà sostenuta» spiega un concessionario di Shanghai.
A mettere benzina nel motore dell'industria automobilistica nazionale è stato soprattutto il Governo. Il settore delle quattro ruote, infatti, è il comparto che più ha beneficiato del piano di stimolo al l'economia da 600 miliardi di dollari varato da Pechino lo scorso autunno. Un piano che, tra le altre cose, ha introdotto con effetto immediato incentivi ad ampio raggio sul l'acquisto di utilitarie e di veicoli agricoli.
Gli effetti si sono visti fin dall'inizio del 2009 quando, mentre l'industria automobilistica mondiale versava lacrime amare sull'altare della grande crisi, il mercato cinese ha mostrato un'inaspettata capacità di reazione iniziando a muoversi controtendenza. Macinando record mese dopo mese, la ripresa si è trasformata in vero e proprio boom. L'entusiasmo senza precedenti dei consumatori cinesi ha consentito al Dragone di scavalcare gli Usa, diventando il primo mercato automobilistico del mondo.
Per i costruttori domestici e stranieri è stata festa grande. Basti pensare che uno dei gruppi più in crisi del pianeta, General Motors, a ottobre ha più che raddoppiato le vendite oltre la Grande Muraglia. Spinto dal grande successo della Buick e dalla forte domanda di veicoli per le zone rurali (i minivan e i pick up di piccola cilindrata oggetto degli incentivi fiscali), nei primi dieci mesi del 2009 la società americana ha commercializzato in Cina 1,46 milioni di veicoli: più di quanto ne avesse venduti nell'intero anno scorso (1,3 milioni).
L'euforia durerà anche l'anno prossimo? Se lo chiedono le case automobilistiche che in passato hanno già sperimentato sulla loro pelle il ciclo di "boom e sboom" del mercato cinese. Molto dipenderà dagli incentivi fiscali: finché resteranno in vigore, dicono gli analisti, le vendite dovrebbero continuare a viaggiare in alta quota.
Dopo di che, il mercato del Dragone potrebbe diventare il teatro di una nuova guerra dei prezzi tra produttori.
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01/12/2009