Il 75% dei giocattoli proviene dalla Cina

MILANO
Il tricolore (forse) sventola ancora sul presepe artigianale made in Toscana, Campania, Sicilia. Per il resto, tutto ciò che fa Natale - dai giochi, ai giocattoli, agli addobbi, alle luminarie, agli alberi - è ormai made in China: li producono nella regione del Guangdong, a Dongguan e, specie per la modellistica, nell'area di Shantou.
Dice Ambrogio Villa, presidente di Assogiocattoli (Associazione italiana imprese ornamenti natalizi e giocattoli, aderente a Confindustria) e titolare della Villa giocattoli di Sovico (calciobalilla made in Italy): «Attualmente il 75% circa dei giocattoli presenti sul mercato è di fabbricazione cinese (il restante 25% è made in Italy), mentre per tutto il resto, dagli addobbi alle luminarie, si arriva fino al 90-95%». E aggiunge: «Sulla parte del nostro bilancio relativa agli addobbi e altro, l'anno scorso abbiamo registrato 130 milioni di importazioni e una sessantina di export, la cui metà finisce all'estero. È così, non c'è molto da aggiungere». Del resto, non fa mistero della sua produzione cinese un big come Giochi preziosi, quinto competitor in Europa alle spalle di colossi come Mattel e Hasbro. Nel frattempo, una serie di marchi italiani famosi sono finiti all'estero, dalle macchinine Bburago ai trenini, ad esempio, quelli Rivarossi e Lima, ora parte di galassie multinazionali (Hornby). Gianbattista Fossati, dal quartier generale bresciano spiega che «la produzione continua esattamente come prima». Per altri ancora, come la più giovane Acme (Anonima costruzioni modellistiche esatte), vale a dire modellismo di fascia alta – una carrozza può superare anche i cento euro – vale la strategia combinata: locomotive dei trenini in Cina, le carrozze in Italia, a Bitonto. La qualità resta alta, e questo spiega come mai Acme sia finita nella short list delle migliori aziende italiane in Cina stilata l'anno scorso per il premio Kathay.
Quanto al resto, mentre i cinesi hanno comprato persino le luminarie italiane, altre società da anni hanno creato sinergie asiatiche. Anche sugli alberi di Natale. Gianfranco Ranieri di Flora srl (e vicepresidente di Assogiocattoli) ha stretto da tempo accordi strategici con la Hollytree di Kelvin Chik, cinese di Hong Kong: «Li pensiamo e disegnamo qui, i nostri alberi di Natale, sono modelli di fascia alta, di alto design». «A Dongguan - ci dice Kelvin - sono in 400 a fare alberi di Natale, noi ci siamo presi la nicchia di pregio». «Partner affidabile, controlli e qualità: ecco cosa ci vuole. Altrimenti, andare in Cina è solo un boomerang», conclude Ranieri. Tra poco, a Dongguan, gli operai inizieranno a "piantare" nuovi abeti. Entro Ferragosto, via container, dovranno raggiungere le mete prefissate in tempo per il prossimo Natale.

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12/12/2010