I TUMULTI NEL GUANGDONG

I TUMULTI NEL GUANGDONG

Hong Kong, 20 giu. - Denaro e permesso di soggiorno assicurato agli immigrati che forniscano utili 'soffiate' su chi ha alimentato i disordini. Dopo i violenti tumulti e le tensioni nel sud della Cina, nell'area industriale di Guangzhou, le autorità cinesi passano al contrattacco: la polizia ha offerto il permesso di soggiorno e sostanziose somme di denaro (da 5mila a 10mila yuan, da 500 a 1000 euro) in cambio di soffiate che portino all'arresto dei rivoltosi coinvolti in uno dei peggiori focolai di disordini civili mai avvenuti in Cina. L'offerta è stata fatta con un annuncio pubblicato su un quotidiano locale, lo Zeng Cheng Daily. La polizia non ha commentato l'annuncio, ma la linea telefonica destinata alle soffiate è diventata subito occupata. 

 

DIETRO LE INSURREZIONI DI MASSA C'E' INTERNET

 

 

Pechino, 17 giu. - Da nord a sud la Cina diventa teatro di scontri tra la popolazione e gli agenti di polizia. A scatenare l'ondata di proteste è la diffusione su internet di alcune notizie che denunciano abusi di potere da parte delle forze dell'ordine. Il giro di vite adottato dalle autorità locali di fronte ai violenti attacchi da parte dei manifestanti rischia di esacerbare il clima di profondo risentimento nei confronti di un governo centrale indifferente alle prepotenze, rendendo sempre più difficile la gestione della situazione.

 

L'ultimo caso di insurrezione di massa si è verificato a Xintang, un distretto nella zona di Guangzhou, dove la notizia divulgata sul web di un venditore ambulante picchiato a morte dalla polizia e dei maltrattamenti alla moglie incinta hanno scatenato una protesta di tre giorni, con la popolazione che ha messo a ferro e a fuoco la città danneggiando gli sportelli bancomat e scagliando mattoni e bottiglie contro centinaia di ufficiali e mezzi blindati. Chao, un ragazzo di 27 anni proprietario di un negozio a Xintang, ha riferito ai giornalisti di AFP di aver assistito a scene spaventose di agenti che iniziavano a colpire la gente indiscriminatamente con manganelli in metallo, mentre migliaia di manifestanti davano alle fiamme gli edifici e incendiavano le autovetture della polizia. Alla fine sono state arrestate 25 persone, mentre l'ufficio di pubblica sicurezza di Guangzhou ha annunciato su Weibo – l'equivalente cinese di Twitter – che il colpevole di tutto questo si chiama Chen, il quale ha confessato di aver pubblicato informazioni false su internet. Durante la conferenza stampa, dinanzi alle autorità visibilmente preoccupate per l'escalation delle proteste, è comparsa anche la vittima dell'esecuzione, dichiarando che lui, la moglie e il loro futuro bambino in realtà stanno bene. Un poliziotto ha accusato " Weibo, QQ – il servizio cinese di messaggeria istantanea – e i forum on line di diffondere informazioni false, che hanno una cattiva influenza sulla società".

 

Episodi di proteste di massa divampano anche nella regione dello Hubei, dove si è verificata un'insurrezione di 1500 persone per lla presunta uccisione di un legislatore locale da parte della polizia, e nella provincia del Guangdong, dove la vittima questa volta sarebbe un lavoratore di una fabbrica, brutalmente colpito con un coltello dopo un'accesa disputa con le forze dell'ordine. Non è difficile collegare questi casi a ciò che è successo appena un mese fa nella zona settentrionale del Paese, che ha fatto da scenario alle proteste di migliaia di persone appartenenti alla minoranza etnica mongola, mettendo in luce un sentimento di rabbia latente verso ciò che viene percepito come un'oppressione cinese.

 

Qual è la reazione di Pechino dinanzi a tutto questo? La dirigenza non nasconde il proprio nervosismo, nel timore che un eventuale innalzamento dell'inflazione (questo articolo) non farebbe altro che innescare un nuovo vortice di violenza, sulla scia delle recenti proteste in "stile arabo" che hanno scosso il nord Africa.

 

di Anna Rita di Gaetano

 

COPRIFUOCO CONTRO LE PROTESTE A ZENGCHENG

 

Pechino, 14 giu. - Agenti di sicurezza nelle strade e posti di blocco a Zengcheng, la città nel sud della Cina, messa a ferro e fuoco nel week-end dalla rabbia di decine di operai. Secondo il quotidiano South China Morning Post, dopo i tre giorni di tumulti, le autorità hanno decretato il coprifuoco: sebbene non ci sia stato alcun annuncio ufficiale, gli abitanti - scrive il quotidiano - sono stati invitati a non uscire di casa dalle 20 ora locale.

 

Lunedì sera, mezz'ora prima dell'ora limite, alcune centinaia di operai, la maggioranza oriundi della provincia del Sichuan, hanno tentato di tenere una manifestazione ma sono stati rapidamente dispersi; le forze di sicurezza hanno innalzato barricate per bloccare la strada nazionale 107, che attraversa la città.

 

Negil ultimi tempi in Cina, le proteste sono diventate più frequenti (innescate sia dall'inflazione galoppante sia da episodi di corruzione o abuso di potere); ma Pechino continua a reprimere con il pugno di ferro qualsiasi segnale di agitazione, che possa innescare manifestazioni simili a quelle che serpeggiano nel mondo arabo. Stavolta teatro delle proteste è l'area metropolitana della città di Guangzhou (Canton, nel Guangdong).

 

A scatenarlo, un incidente avvenuto venerdì notte in un villaggio vicino dove la polizia, che cercava di far allontanare una donna ambulante incinta, l'ha spintonata facendola cadere a terra. Le proteste sono dilagate a Zengcheng, uno dei centri della produzione tessile di Canton: folle di persone, in gran parte migranti della provincia del Sichuan, hanno fracassato finestre, appiccato il fuoco a edifici del governo, rovesciato auto della polizia. La tv ha mostrato anche la polizia che lanciava gas lacrimogeni e schierava i blindati per disperdere i manifestanti.

 

Aggiornamento a cura della Redazione

 

LA PRIMAVERA CALDA DI PECHINO

 

Pechino, 13 giu.- Terza notte consecutiva di scontri tra manifestanti e polizia a  Zengcheng, città del Guangdong, nel sud della Cina: secondo quanto riferito da numerosi testimoni a diverse agenzie internazionali, attorno alle 21 di ieri sera circa un migliaio di lavoratori immigrati dalle province interne si sono raccolti sulla via principale e hanno marciato alla volta di Phoenix City, un centro commerciale dove erano schierati in assetto anti-sommossa numerosi reparti della polizia locale.

 

Secondo le testimonianze, ma anche come dimostrano alcune immagini pubblicate su internet e le riprese di alcune tv di Hong Kong, la folla inferocita ha devastato alcuni edifici governativi e rovesciato alcuni veicoli militari. Le forze dell'ordine hanno reagito con cariche e lancio di lacrimogeni. Almeno una dozzina di manifestanti sarebbero stati arrestati.

 

Gli incidenti di Zengcheng, un grosso distretto tessile del comparto di Canton, erano iniziati venerdì sera, dopo che la sicurezza di un centro commerciale - che risponde al governo locale - aveva maltrattato un'ambulante ventenne per  impedirle la vendita dei suoi prodotti. La donna, incinta, è originaria della provincia interna del Sichuan, dalla quale provengono moltissimi degli immigrati interni che lavorano come operai nelle fabbriche della zona. Nonostante il marito dell'ambulante sia comparso in tv per annunciare che la donna e il bambino erano in buone condizioni, gli scontri sono proseguiti anche sabato e domenica. Nella giornata di ieri, secondo diverse fonti, i manifestanti non si sono limitati a scaricare la loro furia contro veicoli e palazzi governativi, ma avrebbero preso di mira anche semplici passanti.

 

Gli scontri di piazza non sono certo una novità in Cina, ma nelle ultime settimane si sta assistendo a incidenti di massa in diverse zone del paese. A Lichuan, nella provincia dello Hebei, Cina centrale, la scorsa settimana i manifestanti sono scesi in strada per protestare contro la morte di Ran Jianxin, ex direttore dell'ufficio anticorruzione locale, che sarebbe morto in seguito alle ferite riportate in un pestaggio dopo aver denunciato alcuni casi di appropriazione indebita ad opera di esponenti dell'amministrazione. Le forze dell'ordine hanno impiegato mezzi corazzati per disperdere la folla, e alcuni dei funzionari legati ai casi denunciati da Ran sono stati arrestati o sospesi.

 

Recentemente i palazzi governativi sono stati presi di mira anche in due separati attentati incendiari. Nel primo, il 26 maggio scorso, nella provincia del Jiangxi gli ordigni rudimentali messi a punto da un uomo che protestava contro il magro indennizzo ricevuto dopo un'espropriazione hanno ucciso tre persone, incluso l'attentatore (dossier Mongolia interna e bombarolo di Fuzhou, ). Il secondo caso si è verificato venerdì scorso a Tianjin, la città della costa a cento chilometri da Pechino, dove due persone sono rimaste ferite.

 

La Cina sta affrontando una "primavera calda"? Finora le autorità hanno risposto utilizzando tanto il pugno di ferro che il guanto di velluto. Nel caso di Lichuan, ad esempio, i funzionari locali hanno organizzato un incontro pubblico per garantire investigazioni approfondite sulla morte dell'ex direttore dell'ufficio anticorruzione.  Da mesi, contemporaneamente, si registra un giro di vite nella repressione di dissidenti, avvocati dei diritti civili e manifestanti, che ha condotto a una delle più vaste ondate di fermi, arresti e restrizioni delle libertà personali degli ultimi anni (dossier Ai Weiwei e dossier "Proteste dei Gelsomini")

 

A generare instabilità contribuiscono soprattutto la situazione economica e l'aumento delle enormi differenze tra i ricchi e il resto della popolazione. I dati ufficiali diffusi dall'agenzia di stampa di stato Xinhua mostrano che nel primo trimestre del 2011 i governi locali hanno innalzato di circa il 20% i salari minimi in 13 diverse province, ma la popolazione deve comunque affrontare continui aumenti del costo della vita: a marzo i dati ufficiali mostravano un aumento dell'indice dei prezzi al consumo del 5.4%, il livello più alto dei 32 mesi precedenti, mentre ad aprile si è assistito a un incremento del 5.3%. I dati sull'inflazione di maggio sono attesi per martedì, ma secondo le previsioni di diversi gruppi di analisti il mese scorso il costo della vita potrebbe essere salito del 5.5%, segnando così un nuovo record.

 

di Antonio Talia

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