I mutui degli inglesi arrivano da Pechino

LONDRA. Dal nostro corrispondente
La Cina s'avvicina. Alla City. Bank of China soccorre gli inglesi a caccia di un mutuo e offre tassi più vantaggiosi dei maggiori concorrenti.
Il fenomeno è ancora limitato nei volumi, ma -secondo gli analisti - è destinato a svilupparsi creando un temibile concorrente alle maggiori banche, da Barclays a Hsbc, fra le più attive nell'offrire credito immobiliare. Soprattutto perché Bank of China ha già esperienza nel settore, ma fino ad ora limitava la propria attività alla clientela cinese residente nel Regno Unito.
Il credit crunch ha offerto nuove opportunità all'istituto di Pechino. Non solo perché ha sbaragliato la concorrenza portando Boc al terzo posto mondiale nella classifica bancaria, ma soprattutto perché le consente di svilupparsi in un settore che le banche occidentali ora avvicinano con grande cautela.
La crisi del credito esplosa sulla bolla immobiliare ha avuto, fra l'altro, l'effetto di contrarre l'erogazione dei mortgage facendo ulteriormente precipitare i valori delle case. Non basterà certo Bank of China per cambiare il corso delle vendite nel Regno Unito, ma è un aiuto sostanziale radicato, oltretutto, in accordi con alcune società immobiliari britanniche che si sono associate all'iniziativa.
L'approccio di Bank of China è limitato, per ora, nei volumi, ma aggressivo nella politica. Con spread relativamente contenuti i mutui di Pechino sono considerati oggi a Londra fra i più competitivi in assoluto anche se diretti a una clientela ristretta (in particolare a chi compra per affittare). Le offerte di Bank of China metteranno pressione sulla concorrenza britannica che dopo aver chiuso del tutto le erogazioni nello scorso autunno le ha riprese recentemente, ma con il contagocce. Le pratiche di concessione sono più complesse di prima e i margini sono molto più elevati del passato anche se il tasso di sconto è a zero.
Brokers e analisti apprezzano la mossa cinese proprio perché si augurano che la spinta esterna induca le banche inglesi a rivedere le condizioni oggi in vigore.
Se lo augurano tanto da sperare che dopo la banca di Pechino, altri istituti internazionali, meno terremotati dalla crisi di quelli britannici, decidano di concedere crediti in Gran Bretagna.
L.Mais.
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26/07/2009