I mercati vedono rosa: euro sopra 1, 43 sul dollaro

I mercati hanno deciso: il peggio è passato, la crisi non riserva altre sorprese. Il continuo calo del dollaro vuole dire questo: la fiducia sta tornando e gli investitori sono alla ricerca di buone occasioni di guadagno.
È una scommessa, come sempre. Un po' azzardata, dal momento che le incertezze sono ancora molto elevate e che presto si tornerà a investire anche sul dollaro. I segnali lanciati dal mercato sono però inequivocabili. La valuta Usa è scesa ancora, ha segnato nuovi minimi 2009 e lo ha fatto proprio dopo l'arrivo di una buona notizia: il balzo del 6,7% mensile dei compromessi di vendita di case, il maggiore da sette anni e mezzo.
Non è un paradosso: con tassi a zero, gli investitori imbaldanziti dai dati positivi prendono a prestito dollari e li vendono per comprare assets finanziari in altre valute (il carry trade). L'euro si è così spinto fino a 1,4314 dollari, nel giorno in cui Eurostat annunciava una disoccupazione al 9,2%, il massimo dal '99. Anche le valute ad alto rendimento hanno segnato massimi degli ultimi sette-otto mesi: il dollaro australiano, quello neozelandese, persino la malandata sterlina.
Non sarà stato contento Timothy Geithner, il segretario al Tesoro Usa, in visita a Pechino per rassicurare i cinesi sulla tenuta della valuta americana. Solo lunedì aveva spiegato che gli asset cinesi in dollari sono sicuri, ottenendo in risposta una sonora risata da parte dell'uditorio, gli studenti dell'università di Pechino.
La scelta della Banca del popolo di accumulare enormi riserve valutarie in dollari (768 miliardi), dirottando i risparmi cinesi verso gli Usa incontra uno scetticismo crescente non solo perché così si riducono le opportunità di investimento in patria, ma anche perché il debito pubblico americano sta crescendo, i rendimenti dei titoli di Stato stanno salendo e le quotazioni - che si muovono in senso opposto - stanno calando e creano così qualche problema alla Banca centrale cinese.
Non è forse un caso se ieri Geithner non ha voluto - o potuto - dire nulla sul cambio dello yuan, un tempo chiodo fisso della Casa Bianca perché troppo basso. Ha invece insistito sull'impegno americano a tenere a bada l'inflazione, che altrimenti potrebbe spingere ancora più in alto i rendimenti dei titoli di Stato, e sulla necessità di mantenere forte la coesione tra i due paesi. I risparmi cinesi, insomma, sono la priorità.
Non tutti gli hanno creduto, però, se sono vere le voci secondo cui alcune piccole banche centrali hanno venduto dollari, alimentando la flessione, mentre nei paesi in via di sviluppo si continua a discutere di una valuta globale alternativa.
R.Sor.
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03/06/2009