I grandi acquisti di Pechino

Conto finale: dai 5 ai 7 miliardi di euro. A tanto potrebbe ammontare lo shopping di beni strumentali (e di aziende?) che finalmente la Cina farà anche in Italia, terra dimenticata da businessmen e banchieri cinesi a vantaggio di altri paesi che si sono attivati in tempi di crisi, sulla scia della richiesta Ue di un riequilibrio di saldi commerciali ampiamente deficitari per l'Europa e i suoi membri.
Il governo dunque, nella persona del viceministro allo Sviluppo Adolfo Urso, ha saputo rimediare a una latitanza di rapporti che ha danneggiato le imprese italiane. Un rapporto quello della "piccola" Italia con il gigante asiatico che avrebbe dovuto essere curato, specie negli anni del ritorno alla ribalta della potenza economica e politica cinese, con ben maggiore abilità e assiduità. Troppi convegni in Italia, troppo poche missioni a livello di governo oltre la Grande Muraglia. Così la Cina è rimasta lontana. Mentre altri paesi, Germania in testa, tessevano la loro rete e risultavano ben più attraenti come meta per i ricchi investitori dell'Impero di mezzo.

09/06/2009