I dubbi della Cina nella concorrenza con Usa in Asia

Di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 6 ott. - Dopo sette anni di negoziati, dodici Paesi che si affacciano sull'Oceano Pacifico hanno firmato, ieri, ad Atlanta, l'accordo per la Trans-Pacific Partnership (Tpp) per il libero scambio delle merci tra i Paesi membri. L'accordo aumenterà gli scambi tra Usa e Paesi dell'America centrale e meridionale, ma anche con i Paesi asiatici, come Malaysia e Vietnam, escludendo, almeno per ora, la Cina, che non ha aderito all'iniziativa. Pechino si è detta favorevole alla nascita del Tpp, nella giornata di oggi. Il nuovo accordo servirà a "favorire l'integrazione economica dell'Asia-Pacifico", ha reso noto il Ministero del Commercio e assieme ad altri accordi di libero scambio nella regione potrà "contribuire al commercio, agli investimenti e alla crescita economica" asiatica.

L'intesa viene vista come uno dei maggiori risultati della linea inaugurata dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il "pivot in Asia", che prevede uno spostamento del baricentro verso l'Asia della politica non solo commerciale degli Stati Uniti. Nel discorso alla firma del trattato, Obama ha citato direttamente la Cina. "Quando più del 95% dei nostri potenziali clienti vivono al di fuori dei nostri confini - ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti - non possiamo lasciare che Paesi come la Cina scrivano le regole dell'economia globale". La Tpp, per Washington, servirà a riscrivere le regole del commercio globale nel ventunesimo secolo: tra i vantaggi dell'iniziativa avrà quello di creare un meccanismo per risolvere le dispute tra investitori stranieri e governi, per impedire discriminazioni tra imprese statali e investitori stranieri da parte dei singoli governi, e per promuovere migliori standard di lavoro tra i Paesi membri.

L'entrata in vigore del nuovo accordo di libero scambio, che crea la Free Trade Area più vasta del mondo, avrà conseguenze dirette anche per la Cina, spiega ad AgiChina Li Kui Wai, docente di economia della City University di Hong Kong, specializzato nelle economie dell'Asia-Pacifico e nei temi legati alla globalizzazione. "Il Tpp promuove il commercio con i Paesi in via di sviluppo dell'Asia - afferma Li - Le aspettative sono per una crescita dell'export da parte dei Paesi asiatici con il risultato che l'export di questi Paesi possa rimpiazzare parte dell'export cinese. E' un patto sia politico che economico". La costituzione dell'area di libero scambio, ha poi sottolineato Li, "nasce in parallelo alle iniziative cinesi nella regione, a cominciare dalla One Belt One Road, e creerà maggiore equilibrio sotto il profilo del commercio e dello sviluppo". Il successo della Trans-Pacific Partnership, che copre circa il 40% dell'economia globale, dipenderà in parte dalla tempistica con cui l'accordo diventerà effettivo. "Il Tpp potrebbe entrare in vigore a breve. La porta della Tpp è aperta anche per Pechino, mentre non credo che Washington intenda entrare nell'iniziativa cinese: la One Belt One Road è una creatura della Cina".

L'accordo di Atlanta è stato commentato dai primi analisti come una mossa che darà un nuovo impulso all'iniziativa asiatica di Washington, sottolineata in diverse occasioni dallo stesso Obama che si definisce il primo presidente statunitense del Pacifico. L'esclusione della Cina, come sottolineato anche da Li, non ha carattere permanente, ma le prime reazioni cinesi avvertono che un accordo di libero scambio in Asia non può fare a meno della partecipazione cinese per avere un valore effettivo. "Obiettivamente - scrive il Global Times - alcuni paesi membri del Tpp vogliono usare l'accordo come leva contro la Cina, ma non è sorprendente che le considerazioni geopolitiche si intreccino con le relazioni economiche". L'accordo potrebbe avere un impatto sulla Cina nel breve termine, ma gli effetti sul commercio regionale vengono visti dal quotidiano cinese come "esagerati", soprattuto se si considera che Pechino è già oggi il maggiore partner commerciale di alcuni dei Paesi membri della nuova Free Trade Area. "Il Tpp - conclude l'editoriale - non è un'opportunità che la Cina non può mancare. Qualsiasi intesa sul commercio globale non sarà perfetta senza la Cina. Non abbiamo niente di cui essere insicuri". Con la firma di ieri, la competizione tra Usa e Cina per l'influenza nella regione, vede oggi in vantaggio Washington, anche se, avverte l'economista di Hong Kong, "è ancora troppo presto per dire se questo patto avrà grossi effetti sul commercio in Asia nei prossimi decenni. Dipenderà da quanto tempo sarà necessario per metterlo in pratica, anche se i tempi previsti sembrano più veloci di quelli della One Belt One Road, che è ancora in fase iniziale - conclude Li - Ci vorranno almeno altri due anni per coinvolgere i vari Paesi nello sviluppo infrastrutturale".

 

06 OTTOBRE 2015

 

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