Hummer venduta alla Sichuan: super-fuoristrada a targa cinese

La guidava Arnold Schwarzenegger prima di diventare governatore pro-ambiente della California, sigaro in bocca e muscolo in mostra; era il veicolo status symbol per eccellenza negli anni del consumismo sfrenato di fine millennio, il Suv preferito del rapper Coolio e della star del basket Shaquille O'Neill. Guidare una Hummer nel 2000 era un vanto; oggi ben pochi negli Stati Uniti hanno il coraggio di circolare a bordo di un mini-carro armato da 6 chilometri al litro. La Hummer e tutti i suoi inutili 2700 chili riassume tutti gli errori commessi da Gm, ma la "nuova" General Motors è riuscita finalmente a disfarsene. Nella documentazione inviata al tribunale fallimentare di New York, dove la GM ha chiesto l'ingresso in amministrazione controllata lunedì, compare infatti una lettera d'intento per la vendita della divisione Hummer a un misterioso acquirente "non identificato" a un prezzo imprecisato. Ma il mistero è già stato svelato: Gm, in serata, ha confermato che si tratta della cinese Sichuan Tengzhong Heavy Industrial Machinery Company. La transazione è in attesa del sigillo d'approvazione del governo di Pechino.
Negli Stati Uniti quindi cala il sipario sul simbolo dell'arroganza e degli eccessi, degli errori strategici e della miopia che hanno messo in ginocchio una delle icone dell'economia americana. Ora la Hummer sarà libera di diventare uno status symbol per la nuova classe di superricchi di un paese emergente come la Cina. Tra i pretendenti della Hummer l'anno scorso non a caso c'erano un'altra società cinese, la Hunan Changfeng, l'indiana Mahindra & Mahindra e il miliardario russo Oleg Deripaska.
L'acquisto della Hummer potrebbe soddisfare le ambizioni della Sichuan Tengzhong, produttrice di macchinari pesanti per lavori stradali, di trasformarsi in una società d'auto, e senza spendere tanto. Secondo le stime degli analisti americani la divisione Hummer non vale più di 500 milioni di dollari.
E l'arrivo dei cinesi potrebbe anche salvare 3000 posti di lavoro negli Stati Uniti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

03/06/2009