Hu Jintao è stato meglio della Merkel

di Moisés Naím
C hi, tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente cinese Hu Jintao, si è meglio comportato nel corso di questa crisi economica? Il cinese.
Certamente questa affermazione sarà per molti sorprendente e perfino incredibile. Ci siamo abituati a sentire che sono i bassi stipendi e le sfavorevoli condizioni di lavoro che prevalgono in Cina a contagiare il resto del mondo con la disoccupazione e a imporre la tendenza al ribasso dei salari nei paesi concorrenti. La Cina viene anche accusata di mantenere basso il valore dello yuan in maniera artificiosa, una situazione che determina un'ulteriore riduzione del costo delle proprie esportazioni e un rincaro dei prodotti d'importazione. Pochi giorni fa, Jeffrey Immelt, amministratore delegato di General Electric, ha detto che la sua società si confronta in Cina con il peggiore clima per lo sviluppo delle imprese degli ultimi 25 anni.
A essere noti sono anche l'autoritarismo della Cina, le violazioni dei diritti umani, i costanti furti di proprietà intellettuale e la sua amicizia con qualsiasi tiranno disposto a mettere a sua disposizione le proprie materie prime. Regimi spaventosi come quelli della Corea del Nord, Myanmar o dei sanguinari autori del genocidio in Darfur possono contare sull'appoggio cinese.
Come si può quindi anche solo immaginare di prendere le difese del governo cinese? I miei lettori sanno che con costanza ho severamente criticato le pratiche repressive di questo governo. E continuo a farlo. Devo però riconoscere che durante la crisi la Repubblica popolare cinese si è comportata come un attore globale serio, responsabile e competente, molto più della Germania. Ed è per questo motivo che Hu Jintao oggi conquista delle lodi, mentre Angela Merkel merita di essere rimproverata.
Milioni di persone in tutto il mondo conservano ancora il proprio lavoro grazie alle politiche economiche della Cina, mentre svariati milioni in Europa e altri paesi non riescono a procurarsene uno per causa, in parte, delle politiche economiche tedesche. Mentre la Cina riesce a sviluppare l'attività economica, in alcune regioni della Germania si diffondono pressioni che contraggono l'economia.
Negli ultimi anni la Cina è diventata il principale motore dello sviluppo mondiale, con un'economia che è cresciuta dell'8,7% nel 2009 e supererà quest'anno il 10 per cento. E quando la seconda economia al mondo cresce più del 10% risolleva anche le sorti di tanti altri paesi. Per esempio, è stato grazie alla Cina che la crisi non ha avuto conseguenze peggiori in America Latina e nel resto dell'Asia.
La crescita dell'economia mondiale si è assestata sul 4% e la Cina genera da sola l'1% di questo incremento. In altre parole, dobbiamo alla Cina il 25% dell'indice di espansione economica mondiale.
Hu Jintao e il suo governo hanno reagito alla crisi in maniera immediata, senza indecisioni e con un'efficacia che non abbiamo visto in altri paesi. Velocemente, nel 2009 hanno approvato ingenti agevolazioni fiscali per 568 milioni di dollari. Quando hanno visto che le difficoltà dell'economia mondiale persistevano nel 2010, hanno schiacciato il piede sull'acceleratore aumentando il credito. L'espansione monetaria è cresciuta di uno straordinario 30% in soli due anni. Pechino non ha soltanto preso le decisioni giuste, ma ha anche evitato di cadere in pericolose tentazioni. Nel 2008, nel peggior momento della crisi, il governo russo propose ai cinesi la vendita coordinata e massiccia del portafoglio titoli di Fannie Mae e Freddie Mac, le due gigantesche società finanziarie statunitensi. I cinesi si rifiutarono di farlo. Se avessero ceduto a questa tentazione, la crisi sarebbe stata molto più grave per il mondo intero.
Nel frattempo, a Berlino si sono imposte negazione, austerità, prudenza, confusione, lentezza e ossessione per i sondaggi e la politica interna. La Germania può contare su riserve e sulla sua forza economica per aiutare i propri vicini a uscire dalla stagnazione. Tuttavia Angela Merkel non è disposta a farne uso. L'audacia e la sicurezza di Hu contrastano con la prudenza e i dubbi della Merkel. Lui decide, lei dubita. E nel frattempo, gran parte dell'Europa rimane ferma.
Sappiamo che il comportamento delle nazioni non è motivato dall'altruismo ma dai propri interessi. Le decisioni di Hu Jintao sono tanto nazionaliste quanto quelle di Angela Merkel. Però, mentre il leader cinese ha capito che il benessere del proprio paese dipende da ciò che succede nel resto del mondo, la cancelliera tedesca sembra credere nella possibilità di isolare la Germania dalla catastrofe economica dei suoi vicini.
È estremamente ironico che la salute dell'economia capitalista globalizzata dipenda oggi in maniera così evidente da Hu Jintao, leader che nel 2004 ancora esortava i compagni del partito comunista cinese a «difendere i grandi principi della dottrina marxista».
(Traduzione di Graziella Filipuzzi)
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04/07/2010