Hu Jintao: dirò di investire in Italia

SEOUL. Dal nostro inviato
Giornata piena di soddisfazione ma con punte di amarezza per Mario Monti a Seoul. Soddisfazione per la decisione della Cina che tornerà a investire nel nostro Paese, ma amarezza per pericolose incursioni della politica nazionale che fa sentire anche all'estero il suo potere di condizionamento.
Proprio quando non ve ne sarebbe bisogno.
Era il settembre 2011 e Barack Obama parlando di «amici della Libia» e dell'intervento Nato per indurre Gheddafi alla resa si era "dimenticato" di citare l'Italia (un po' come "dimenticarsi" della Francia parlando di Algeria o del Regno Unito per l'India).
L'allora ministro degli Esteri, Franco Frattini, era insorto e allora Hillary Clinton se l'era cavata parlando di «svista tecnica». Ma tutti sapevano che quella "dimenticanza" non era affatto casuale.
Così come non è stato affatto casuale che Obama, ieri, nel suo intervento conclusivo al secondo summit sulla sicurezza nucleare di Seoul abbia citato soltanto Mario Monti tra gli oltre 50 capi di Stato e di Governo presenti.
A Obama è piaciuto il Monti pensiero sugli sforzi per la prevenzione degli incidenti e contro il rischio di terrorismo nucleare, i «tanti piccoli ma concreti passi necessari a prevenire eventi che possono apparire remoti, ma che, se si realizzano, possono avere conseguenze irreparabili».
Peccato solo che nella sala delle conferenze del Coex, in quel preciso momento, Monti non c'era e non ha potuto neppure ringraziare il presidente americano con un sorriso o un cenno di simpatia. Tutta colpa di quel mondo politico di Roma che Monti avrebbe voluto dimenticare per un po' nel suo viaggio in Asia. E invece è stato impossibile. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, prima che iniziassero i lavori del vertice di maggioranza convocato a Roma, ha preteso in maniera pare fin troppo energica di essere «urgentemente» messo in comunicazione con il premier per discutere sul decreto anticorruzione del ministro Severino.
Monti a malincuore è stato, quindi, costretto ad assentarsi per cinque minuti. Proprio in quel momento prendeva la parola Obama e citava il premier italiano.
Nella mattinata il presidente americano e il premier italiano si erano scambiati alcune battute e Obama, oltre ad apprezzare gli sforzi dell'Italia sulla via delle riforme, aveva ringraziato Monti per essere riuscito ad ammorbidire le posizioni della cancelliera tedesca Angela Merkel a favore della crescita in Europa, oltre a chiedere maggiori sforzi sulle discipline di bilancio.
Ma le soddisfazioni maggiori Monti le ha avute dal colloquio con il presidente cinese, Hu Jintao, che senza mezzi termini, dopo avere apprezzato il continuo aumento dell'interscambio italo-cinese, ha annunciato al premier italiano di avere dato precise disposizioni ai vertici delle autorità finanziarie (compresi i fondi sovrani) e alla business community cinese di tornare ad investire nel nostro Paese. «Io certo non scoraggerò questi sforzi», ha detto Monti che incontrerà a Pechino tra due giorni anche il presidente della China Investment Corporation, un fondo sovrano con dotazione di alcune centinaia di miliardi di dollari.
Positivi anche gli esiti dei colloqui avuti con il presidente russo Dmitri Medvedev, con il quale presto si terrà un vertice bilaterale, e con il premier spagnolo Mariano Rajoy, con il quale si è chiarito l'equivoco degli ultimi giorni. Monti, parlando agli imprenditori, aveva evocato il rischio contagio per la crisi spagnola nell'Eurozona. Il premier italiano si è detto dispiaciuto se le sue parole hanno potuto offendere la suscettibilità delle autorità di Madrid e l'incidente ormai è da considerarsi chiuso.
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28/03/2012