Hu cancella i debiti iracheni

Otto miliardi e mezzo di dollari. A tanto ammonta l'80% del credito che Pechino vanta nei confronti dell'Iraq e che, secondo il ministero iracheno delle Finanze, ha deciso di cancellare.
Non è il primo di questi gesti da parte dei paesi creditori; l'enorme fardello che grava sul Governo di Baghdad è da imputare quasi tutto ai danni provocati dalle guerre che l'ex dittatore Saddam Hussein scatenò prima contro l'Iran (1980-1988) e poi contro il Kuwait, invadendolo nell'agosto del 1990 e incendiando poi tutti i suoi pozzi prima di ritirarsi pochi mesi dopo.
Anche il debito cancellato dalla Cina risale - ha precisato il ministro delle Finanze - al periodo in cui era al potere Saddam. Deposto nell'aprile del 2003, il debito iracheno fu stimato in 123 miliardi di dollari. L'accordo di ieri «rafforzerà la cooperazione economica tra due Paesi amici», ha sottolineato il ministro. È comunque un gesto significativo da parte di Pechino, e forse non disinteressato. Arriva pochi mesi dopo le due grandi gare (giugno e dicembre 2009) per l'aggiudicazione degli appalti petroliferi a major straniere, dove le compagnie cinesi hanno fatto la parte del leone. La Cnpc si è assicurata due super giacimenti.
Il legame tra Cina e Iraq si sta dunque rafforzando. Non è un caso che Baghdad stia pianificando una conferenza per le compagnie cinesi intenzionate a investire non solo nel settore immobiliare, ma anche in quello dell'educazione, in quello idrico e perfino nel turismo che verrà.
R.Bon.

03/02/2010