HU A WASHINGTON: ACCORDI COMMERCIALI E SPOT TV

HU A WASHINGTON: ACCORDI COMMERCIALI E SPOT TV

Pechino, 18 gen.- Mentre a Washington fervono i preparativi per la cena di Stato di questa sera, a Houston si siglano accordi economici tra Cina e Usa per centinaia di milioni di dollari, e a New York - sugli schermi di Times Square - scorrono le immagini di uno spot realizzato per restituire agli americani un'immagine più rassicurante della Cina: a poche ore dall'arrivo di Hu Jintao in America, per quella che molti osservatori definiscono la più significativa visita di un leader cinese dai tempi del summit con Deng Xiaoping di 30 anni fa, la partita delle relazioni tra Pechino e Washington si snoda su più piani. Una delegazione composta da 120 funzionari e uomini d'affari cinesi guidati dal viceministro del Commercio Wang Hao ha firmato ieri nella capitale texana accordi commerciali per 600 milioni di dollari in settori che vanno dal cotone alla meccanica fino alle energie rinnovabili; eventi economici simili si terranno nei prossimi giorni anche a Boston, Chicago, Minneapolis e in altre città statunitensi.

 

Basteranno a tranquillizzare l'opinione pubblica americana?

 

Secondo un sondaggio pubblicato la scorsa settimana dal Pew Research Center for People and Press, un americano su cinque ritiene che la Cina rappresenti la peggiore minaccia per la stabilità americana, più di ogni altro paese al mondo. Colpa della disoccupazione che ha colpito gli Stati Uniti dopo lo scoppio della crisi, ma anche della retorica agitata da uno schieramento bipartisan di politici americani durante la campagna per le elezioni di medio termine nel novembre scorso. Al centro di tutto, ancora una volta, c'è la questione della rivalutazione dello yuan, che non a caso costituirà uno dei punti principali del summit Hu-Obama (questo articolo): ieri un gruppo di senatori statunitensi ha rilasciato nuove dichiarazioni sulla necessità di approvare una norma per penalizzare l'import di merci cinesi. "Il nostro messaggio a Hu Jintao è che siamo stanchi dell'intransigenza mostrata dal suo governo nel manipolare la moneta,- ha dichiarato il senatore democratico Charles Schumer, portavoce del gruppo - e se la Cina si rifiuta di giocare secondo le regole, sarà necessario costringerla a rispettarle".

 

Da tempo gli USA accusano la Cina di mantenere artificialmente basso il valore della sua moneta per ottenere così un vantaggio sleale nei commerci con l'estero. "Diversi rapporti mostrano che il valore dello yuan non costituisce la principale ragione degli squilibri commerciali tra Cina e Stati Uniti - ha detto ieri da Pechino il portavoce del ministero degli Esteri Hong Lei - speriamo che i parlamentari americani evitino di danneggiare le relazioni economiche tra i due paesi". Se il surplus commerciale del Dragone nei confronti dell'Aquila americana è arrivato a quota 181 miliardi di dollari, insomma, la posizione cinese in materia è sempre la stessa: la colpa è dell'embargo che Washington applica nei confronti di Pechino sulla vendita di prodotti hi tech.

 

Intanto, la Cina prova anche a giocare la carta della campagna mediatica e arruola testimonial d'eccezione: lo spot di 60 secondi in onda da ieri a Times Square 300 volte al giorno su sei diversi schermi mostra star come il pianista Lang Lang, il giocatore di basket Yao Ming, l'astronauta Yang Liwei o la campionessa olimpica di tuffi Guo Jingjing, volti della nuova Cina che guarda senza complessi al difficile rapporto con l'America. La clip verrà trasmessa anche su diversi canali televisivi americani da oggi fino al 21, data di conclusione della visita di Hu Jintao.

 

Il presidente cinese verrà ricevuto stasera da Barack Obama alla Casa Bianca per una cena di Stato riservata, alla quale parteciperanno alcuni consiglieri di Hu Jintao, il segretario di Stato Hillary Clinton e il consigliere della Difesa Tom Donilon. Si tratta della prima cena di stato tra il presidente cinese e il presidente statunitense negli ultimi tredici anni: l'amministrazione Bush aveva preferito ricevere Hu Jintao a pranzo, suscitando qualche mugugno tra i funzionari cinesi. Ma da allora, tra crisi economica e acquisti di debito pubblico americano sempre più ingenti da parte della Cina, il ruolo del Dragone è senz'altro cresciuto: Pechino val bene una cena di gala.

 

 

di Antonio Talia

 

SCHEDA: LE CONTROVERSIE CINA-USA

 

Apprezzamento dello yuan

La questione della rivalutazione dello yuan agita da tempo le acque tra le due sponde del Pacifico. Dopo aver vincolato lo yuan al dollaro nel 2008, al sorgere della crisi, la Banca centrale di Pechino ha adottato un tasso di cambio più flessibile nel giugno dell'anno scorso; da allora la moneta cinese si è rivalutata sul biglietto verde di circa il 3.5%. Ma l'apprezzamento non soddisfa Washington che accusa Pechino di mantenere artificialmente basso il valore della sua moneta per ottenere un vantaggio sleale negli scambi con l'estero. Per gli USA, infatti, la ragione dell'enorme surplus commerciale riportato dalla Cina nei confronti dell'America - che nel 2010 si è ulteriormente allargato del 26% - risiede in una valuta che viene stimata ad un valore di circa il 30% inferiore a quello reale. Pechino, viceversa, sostiene che le ragioni del surplus vadano ricercate nel divieto di esportazione di prodotti ad alto contenuto tecnologico che l'America applica nei confronti della Cina.

 

Vendita armi a Taiwan

 

All'inizio del 2010 Washington rende nota la decisione della vendita di armi per oltre 6 miliardi di dollari a Taiwan, l'isola che si proclama indipendente dalla fine della guerra civile del 1949, ma che per Pechino costituisce solo una "provincia ribelle" da ricondurre sotto il controllo della madrepatria. Quello degli Usa rappresenta per Pechino un colpo basso che non può essere tollerato, L'interruzione dei rapporti militari tra i due Paesi è immediata. La visita in Cina del segretario della Difesa americano Robert Gates riapre il dialogo, ma il ministro della Difesa cinese Liang Guanglie precisa: "La Cina è contraria al riarmo di Taiwan. Se ciò dovesse accadere di nuovo non è esclusa una nuova interruzione".

 

Caccia invisibile J-20

 

Mentre nella capitale cinese Gates e Hu Jintao discutono di cooperazione e dialogo militare, sul sito del quotidiano Global Times compaiono le foto del primo volo dello Stealth J-20: un caccia invisibile di ultima generazione che promette di competere con l'F-22 americano. Un tempismo che molti hanno interpretato come uno sfoggio di muscoli del Dragone, ma di cui il governo di Pechino si dichiara all'oscuro. Il Pentagono è in allarme: "Le nuove armi sviluppate dai cinesi sono progettate per colpire gli Stati Uniti" sostiene il capo di Stato maggiore della Difesa Usa, l'ammiraglio Mike Mullen. "Il presidente Hu Jintao mi ha assicurato che il test era stato pianificato da tempo e non ha niente a che vedere con la mia visita" dichiara Gates.

 

Tensione nella penisola coreana

Il 23 novembre Pyongyang spara colpi di artiglieria contro l'isola di  Yeonpyeong nella Corea del Sud.  L'attacco provoca la morte di quattro sudcoreani. Mentre la situazione nella penisola coreana si fa sempre più critica, la tensione si alza anche tra Usa e Cina, rispettivamente alleati di Seul e di Pyongyang.  Pechino propone un ritorno dei Colloqui a sei per la denuclearizzazione della Corea del nord, Washington rifiuta la proposta criticando la Cina per non aver mai ammesso pubblicamente la responsabilità di Pyongyang nei fatti del 23 novembre.

 

Diritti Umani

 

Prima l'incontro di Barack Obama con il Dalai Lama al termine del quale il presidente degli Usa conferma " il suo forte sostegno alla difesa dei diritti umani del popolo tibetano all'interno della Repubblica Popolare Cinese", poi il conferimento del Nobel per la Pace a Liu Xiaobo, dissidente cinese in carcere dal dicembre 2009 con l'accusa di aver tentato di "sovvertire" l'ordine dello Stato promuovendo il  manifesto "Charta 08" che chiede riforme democratiche in Cina e l'abolizione del regime a partito unico. La questione dei diritti umani che vede schierati in prima linea gli Stati Uniti contro la Cina continua a creare frizioni tra i due Paesi. E per Pechino si tratta di nuovo di "prepotenti intromissioni" da parte dell'Occidente in vicende interne.

 

 

Caso Google

All'inizio del 2010 Google accusa Pechino di essere responsabile di una serie di attacchi hacker che violano i segreti aziendali di una trentina di società americane e le caselle mail di alcuni attivisti politici. La compagnia americana minaccia di abbandonare la Cina rifiutandosi di sottostare ulteriormente all'autocensura che il governo impone a tutte le società internet straniere che scelgono di operare sul territorio cinese. "Una nuova cortina dell'informazione calata su larga parte del mondo" commenta qualche tempo dopo il segretario di Stato americano Hillary Clinton. La questione diventa di dominio internazionale e vede il Dragone e l'Aquila schierati su fronti opposti. A fine marzo Google decide di reindirizzare gli utenti della versione cinese su Google.com.hk, sbloccando di fatto i contenuti sgraditi al governo di Pechino. Ma la censura che Google si rifiuta di esercitare è prontamente reintrodotta dai filtri governativi che rendendo inaccessibili le pagine incriminate. La schiarita arriva a luglio con il rinnovo della licenza di ICP di Google da parte di Pechino.

 

Copyright

 

Sul campo della proprietà intellettuale e del copyright – causa di attrito tra Cina e Usa – i due Paesi  hanno compiuto solo di recente passi in avanti. Il vice premier cinese Wang Qishang si è impegnato a vigilare personalmente sulla questione promettendo di avviare al più presto una campagna pubblica per ridurre i casi di furto della proprietà intellettuale – copyright, marchi registrati, brevetti e segreti commerciali – in Cina. Il giro di vite del governo di Pechino riguarderà in particolar modo la pirateria sui giornali on-line e la contraffazione di alcuni prodotti quali scarpe e capi di abbigliamento.

 

Terre rare

 

Gli USA si dicono "profondamente preoccupati" per le restrizioni di Pechino alle terre rare: un gruppo di 17 minerali indispensabili nella produzione di numerosi prodotti ad alto contenuto tecnologico, dagli iPod ai Blackberry, dalle turbine eoliche alla componentistica per auto ibride. La Cina detiene circa il 65% delle riserve mondiali e più del 90% del mercato globale di terre rare. E sono in molti a ritenere che la Cina utilizzi queste risorse come strumento politico centellinando i rifornimenti e aumentando le tasse sulle esportazioni.

 

 

a cura di Sonia Montrella

 

 

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