HACKING SATELLITI USA, CINA PRIMO SOSPETTO

HACKING SATELLITI USA,  CINA PRIMO SOSPETTO
Pechino, 27 ott. - I fatti risalgono a più di tre anni fa, ma la relazione che li riporta sarà resa nota solamente il prossimo mese. Nel 2007 e nel 2008, per ben quattro volte, pirati informatici, forse provenienti dalle forze armate cinesi, hanno interferito con due satelliti del governo Usa.
I satelliti colpiti sono il Landsat 7, utilizzato per l'osservazione della terra, che ha riportato oltre12 minuti di interferenza nell'ottobre del 2007 e nel luglio del 2008, e il Terra AM-1, oggetto di un'intrusione per due minuti a giugno 2008 e nove minuti ad ottobre dello stesso anno. La notizia, riportata da Bloomberg, cita passi della bozza finale del rapporto annuale della U.S.-China Economic and Security Review Commission, secondo il quale l'attacco ai satelliti, avvenuto tramite una stazione di terra in Norvegia, evidenzia il pericolo potenziale rappresentato dagli hacker.
Come affermato nella bozza della Commissione, il Dipartimento della difesa ha riportato 71.661 casi di attacchi cibernetici nel 2009, compresi quelli nei quali la Cina non era il principale indiziato, un balzo rispetto ai 3.651 del 2001, mentre quest'anno la cifra dovrebbe attestarsi a 55.110, in leggero calo rispetto al 2010. C'è tuttavia cautela nell'assegnare le responsabilità; le autorità Usa hanno accusato per anni il governo del Dragone di tenere le redini di tali attività, ma la bozza della Commissione non punta il dito contro il governo cinese per i recenti attacchi.
Nessun addebito esplicito, quindi, a differenza di quanto riporta la bozza, su un attacco al sito del Falun Gong, architettato dall'Esercito Popolare di Liberazione, oggetto di un breve filmato mandato in onda dalla CCTV-7 a luglio. Il sito è stato attaccato intorno al 2001, afferma la Commissione; il video è stato poi rimosso dal sito web del canale una volta che altri Paesi hanno cominciato a interessarsi della questione, è l'accusa riportata nella bozza.
Pechino in ogni caso ha sempre negato la partecipazione negli attacchi: "storie senza fondamento" con lo scopo di "diffamare la Cina" quelle della Commissione, come le ha definite Wang Baodong, portavoce dell'Ambasciata cinese a Washington. Il Dragone "non compie alcuna azione che possa mettere in pericolo gli interessi della sicurezza di altri Paesi", ha aggiunto.
La relazione sarà resa nota il prossimo mese: le reazioni non si faranno sicuramente attendere.
Da tempo, gli esperti di sicurezza sul web sostengono che hacker sostenuti o in qualche modo collegati al governo di Pechino sfruttano le falle di sistema per introdursi nelle reti delle più importanti società americane nei settori della finanza, della difesa e della tecnologia, così come nei network dei principali istituti di ricerca. L'acceso scontro commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina nelle ultime settimane si è espanso su un nuovo territorio, quello dello spionaggio industriale: in una tesa seduta di inizio ottobre presso la Camera dei Rappresentanti a Washington, il deputato Mike Rogers - presidente della commissione intelligence - aveva riferito di continui tentativi cinesi per sottrarre agli USA segreti commerciali online, sostenendo che gli attacchi cibernetici "sono ormai giunti a un livello intollerabile".
Il caso più eclatante è sicuramente quello di Google, che nel gennaio del 2010 accusò Pechino di un'ondata di attacchi informatici sferrata su reti di società e account email: l'accusa diede il via a un lungo braccio di ferro che culminò nella decisione del colosso di Mountain View di dirottare gli utenti cinesi sulla versione di Hong Kong del motore di ricerca, al fine di non sottostare più alla censura imposta dal governo cinese sul web. Una mossa che ha ottenuto solamente un effetto di immagine, in quanto i contenuti sgraditi alla Cina risultano comunque irraggiungibili. Nel maggio scorso, inoltre, il ministero della Difesa di Pechino aveva ammesso di aver schierato nel cyberspazio un intero squadrone militare allo scopo di migliorare le capacità difensive dell'Esercito popolare di liberazione (PLA) e prevenire gli attacchi esterni al suo network.

 

di Gabriele Tola

 

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