Google vs Cina secondo tempo

La battaglia per i diritti umani e la libertà di espressione su internet? Più facile condurla in porto facendo leva sul libero commercio. La lezione di pragmatismo arriva da Google, che - come riportato dal Financial Times - ha chiesto al governo Usa e ai partner occidentali di "sfidare" i paesi che pongono vincoli all'uso del web considerandoli intralci al libero commercio. «Con le loro censure - ha detto Bob Boorstin, responsabile delle public policy di Mountain View - questi stati fanno male alle loro stesse economie», perché mettono ceppi tra le ruote delle imprese che usano la rete per fare business. Dalla libera espressione al libero e-commerce, dunque. È su questo piano che si gioca l'ultimo duello tra il gigante hi-tech e la Cina (e non solo). Secondo noi è una buona idea. Incardinata sulle autostrade del commercio elettronico, la questione non potrà che approdare alla Wto, diventare di tutti e porre paletti meno fumosi di un generico richiamo alla moralità degli utenti su cosa oggi debba e possa andare sulla rete senza incontrare intoppi. E chissà che tra jeans e t-shirt non si possano aprire anche le maglie per far passare immagini e notizie scomode per qualche regime o dare voce a qualche dissidente.

17/11/2010