Google nel mirino tedesco

Daniele Lepido
MILANO
Google sotto attacco. Questa volta non dei cracker (forse) cinesi, ma dell'Antitrust tedesco al quale sono giunte tre diverse segnalazioni in merito a un presunto "cartello".
A bussare al campanello del garante per la concorrenza di Bonn c'è Ciao, società controllata da Microsoft, che lamenta la violazione, da parte del motore di ricerca californiano, di alcuni accordi relativi alla pubblicità online. La seconda segnalazione arriva da due associazioni di editori, Vdz/Bdzv, secondo le quali Google non avrebbe pagato per aver ripreso alcune notizie (una verifica simile era stata chiesta l'anno scorso all'antitrust italiano anche da parte della Fieg). Il terzo "suggerimento" anti-Google arrivato all'Authority è quello della Euro Cities Ag, azienda attiva nel business delle mappe virtuali, danneggiata – questa è la tesi – da servizi gratuiti come Google Maps.
Solo segnali nei quali le vicende di Google e quelle di Microsoft s'intrecciano in una serie di accuse trasversali su fronti molto diversi.
Intanto pochi giorni fa il ministro della giustizia tedesco, Sabine Lautheusser-Schnarenberger, aveva parlato a proposito di Google di «un gigantesco monopolio, come Microsoft», chiedendo anche garanzie «sui dati privati accumulati con Google Earth e Google Books».
La replica di Google: «Siamo pronti a spiegare le nostre politiche commerciali e i nostri prodotti e siamo certi che questi rispettino le leggi tedesche ed europee».
Sull'incidente diplomatico con la Cina – tra la richiesta da parte di Google di eliminare la censura e la sfida lanciata dagli hacker ai suoi server – era sceso in campo nei giorni scorsi il presidente americano Barack Obama. La Casa Bianca aveva approvato infatti la risposta di Google, che dopo gli attacchi ha cessato di autocensurare il proprio motore di ricerca, preannunciando una sua possibile uscita dal mercato cinese.
E intanto è caccia alla "talpa". Secondo indiscrezioni riportate dalla Reuters, i cyber-attacchi al motore di ricerca sarebbero avvenuti anche grazie alla collaborazione di alcuni dipendenti della sede cinese di Google che avrebbero lasciato in alcuni spazi pubblici dell'azienda, come per esempio i parcheggi, alcune chiavette Usb "infettate", poi raccolte da ignari dipendenti che avrebbero così inconsapevolmente veicolato il malware capace di aprire le porte del sito ai cracker esterni.
Solo ipotesi, in realtà, per dinamiche ancora tutte da dimostrare, con un'indagine partita anche all'interno dell'azienda. La stampa locale, citando fonti anonime, ha scritto che dallo scorso 13 gennaio ad alcuni dipendenti sarebbe stato impedito l'accesso alle reti internazionali, mentre altri sono stati messi in aspettativa o trasferiti in altri uffici asiatici di Google.
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19/01/2010