Google è come la Cina

L'altro giorno ho incontrato Jaron Lanier, guru di internet, che mi dice: «Google è come la Cina, anzi è come il politburo cinese, vuole essere al centro di tutto e controllare tutto, soprattutto vuole controllare la pubblicità. E questo è inaccettabile». Lanier è un uomo affascinante e geniale: è uno scienziato informatico, compone, suona vari strumenti, scrive libri, è autore di video, ma è soprattutto filosofo: mi dice che internet si sta trasformando in una forma di vita autonoma che rischia da una parte di controllarci, dall'altra di svuotare della remunerazione autori, artisti, in gran parte per colpa di Google che si occupa soprattutto di pubblicità e meno dei diritti d'autore. La sua proposta: creare delle forme di micropagamento obbligatorie gestite e regolamentate direttamente dallo Stato, ultimo garante della privacy e dei diritti alla proprietà privata. Gli chiedo se non si sente un po' come Rupert Murdoch, che vuol fare la stessa cosa: «Non credo di essermi mai trovato d'accordo con Murdoch - mi dice - e non conosco la sua proposta, ma da mio punto di vista occorre creare delle intercapedini, limitare un eccessivo deterioramento della rete».
Sulla tracotanza di Google non ha dubbi nessuno. La settimana scorsa il gruppo di Mountainview ha lanciato una affondo contro le tlc. Metterà in vendita accessi a internet direttamente bypassando le telecom: offrirà un servizio a prezzi competitivi e cento volte più veloce. Questo spaventa. È vero che Google ha detto che il servizio è solo sperimentale e che non avrà le autorizzazione nazionale dalla Federal Communcation Commission. Ma fino a quando? E cosa succederà sul fronte pubblicitario? Dal mio punto di vista non credo che ci si debba preoccupare: occorrono controlli e interventi per evitare posizioni di monopolio e di concorrenza sleale. E dunque su quel fronte gli strumenti per intervenire ci sono già. Ma dietro l'esperimento di Google c'è l'idea di trasmettere dati e immagini in modo superveloce che potranno aprire nuovi orizzonti anche da un punto di vista scientifico. E questo è un bene. Si pungolano le telecom a fare meglio. E questo è di nuovo un bene. Elitismo e romanticismo dei pionieri a volte si scontrano con il progresso. Io dico «Let Gooogle be Google». Quando chiedo a Lanier se è un elitista e un romantico, mi dice «un elitista non credo, ma l'idea di essere un romantico mi lusinga».
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13/02/2010