Gli ingranaggi tornano a girare

«Ora si vedono segnali positivi e a settembre c'è stata la conferma di un netto miglioramento del mercato, ma non siamo nemmeno vicini ai valori del 2008, un'annata record». Così Tomaso Carraro - presidente di Assiot, l'associazione italiana costruttori organi di trasmissione, nonché presidente e amministratore delegato della GearWorld di Padova, specializzata nella produzione di ingranaggi - commenta l'andamento del comparto dei sistemi di trasmissione di potenza, una delle specialità della meccanica made in Italy.
Quest'anno il settore, secondo Carraro,dovrebbe chiudere con un giro d'affari di 3,5 miliardi di euro, in recupero del 20% dopo il drammatico tonfo del 2009. E l'ultima indagine congiunturale tra i membri dell'Assiot mostra una forte previsione di crescita degli ordini.
La risalita è iniziata nel primo trimestre, alimentata dall'export. «La crescita - osserva Carraro - avviene in mercati lontani come India, Cina e Brasile e non più gli Stati Uniti, che erano per noi un grande approdo, mentre la domanda dall'Italia e dall'Europa è solo in leggerissimo miglioramento, con la sola eccezione della Germania, sistema che a sua volta beneficia dell'export».
Per il futuro si punta a conservare il vantaggio giocando la carta della capacità di fare «sistema di prodotti». Lavorando, per esempio, nella direzione della meccatronica, dove gli ingranaggi "dialogano" con parti elettriche ed elettroniche, sviluppando e fornendo sistemi. Due le linee guida: innovazione ed efficienza energetica.
«Per centrare l'obiettivo - sottolinea Carraro - ci vuole la capacità finanziaria di investire in ricerca e sviluppo, ma dopo il 2009 a malapena le grandi aziende strutturate possono permettersi di sostenerla».
Intanto Assiot si prepara a cambiare pelle e da associazione indipendente è pronta a entrare nell'universo confindustriale. «Dovrebbe avvenire entro l'anno e, dopo la votazione dell'assemblea prevista a novembre, sceglieremo il raggruppamento, probabilmente con un approccio più legato alla meccatronica. Vogliamo capire le problematiche dei nostri associati e cercare di dare le risposte facendo sinergia».
Si pensa anche alle opportunità offerte dalle missioni confindustriali all'estero, sia per cercare nuovi sbocchi o per delocalizzare. Come imprenditore Carraro conosce le realtà di India e Cina, dove è presente con insediamenti produttivi, e i progressi fatti nel campo del manifatturiero e della meccanica, anche di precisione. «Tra Cina e India rischia di essere molto più pericolosa la Cina, una sorta di Giappone con un miliardo di abitanti – rimarca -. Nel manifatturiero ormai abbiamo un vantaggio di pochi anni, probabilmente anche per colpa nostra, che andiamo laggiù a produrre, insegnando a cinesi e indiani come fare. Per noi, però, oggi è una questione di sopravvivenza per via dei clienti che chiedono parti a prezzi bassi e possiamo fornirli passando da laggiù».
Un altro cambiamento - «per fortuna» - arriva dall'evoluzione della dinamica della domanda perché i clienti delle grandi aziende del comparto hanno ridotto i volumi e i tempi tra l'ordine e la consegna. «Se questa evoluzione diventerà strutturale, come pensiamo, Cina e India diventeranno un po' meno competitive. Se finora questa domanda era soddisfatta con produzioni al 100% solo in quei paesi low cost, così potremo contare su canali di fornitura in grado di garantirci maggiore flessibilità nel rispettare i tempi di consegna. Un cambiamento che può aiutare le nostre Pmi sul mercato europeo».
enrico.netti@ilsole24ore.com
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18/10/2010