Gismondi: « Sono tornati gli ordini»

Giulia Crivelli
«Quando mi hanno fatto vedere il contratto d'affitto per il negozio Artemide di Shanghai mi è venuto un colpo. Investire sulla Cina, magari anche sull'India, è una scelta strategica obbligata, ma i ritorni economici sono ancora lontani. Per questo ho deciso di tornare a spingere molto sui mercati consolidati, quelli del centro e nord Europa».
Ernesto Gismondi, fondatore e presidente di Artemide, una delle aziende leader nell'illuminazione di design made in Italy, è reduce da una serie di inaugurazioni all'estero: prima dell'estate è stato aperto un megastore a Zurigo, all'inizio di ottobre è stata la volta di Vienna e a giorni toccherà a Francoforte. A dicembre, poi, si aggiungerà il megastore di Amsterdam ed entro la fine dell'anno aprirà a Roma il nuovo centro di consulenza illuminotecnica e lighting. Ma non era un anno difficile, in cui bisognava essere prudenti? «A noi di Artemide è successa una cosa strana – racconta Gismondi –. Il 2008 era stato un anno buono, con ricavi a 127 milioni, in crescita dell'8% sul 2007. Il trend aveva continuato a essere positivo nei primi mesi del 2009, benché fossi il primo a non volerci credere, vista la crisi che ci circondava. Anche per questo abbiamo accelerato sugli investimenti in nuovi negozi. Il 1°aprile, come per un brutto incantesimo, c'è stato uno stop generale, ma a quel punto i progetti erano avviati ed era sensato andare avanti, con coraggio e forse un pizzico di incoscienza. La verità è che siamo un'azienda sana, poco indebitata e in gennaio avevamo persino ottenuto l'ok della Borsa alla quotazione. Operazione che ovviamente, anche dietro consiglio dall'advisor Mediobanca, abbiamo rinviato a tempi migliori».
Ma se da aprile a luglio la situazione è stata molto difficile, dopo la pausa estiva qualcosa è cambiato: «Per la prima volta da anni abbiamo chiuso fabbrica e uffici per tutto il mese di agosto, andando in vacanza senza alcuna certezza sull'andamento dell'ultima parte dell'anno. Ma in settembre, alla riapertura, ci siamo trovati quasi invasi dagli ordini e adesso facciamo fatica a soddisfarli, dobbiamo ricostituire i magazzini che ci eravamo sforzati di alleggerire limitando la produzione. In Europa è la Germania a darci le soddisfazioni maggiori: del resto l'ho sempre pensato, il paese dove è nato il Bauhaus non volterà mai le spalle al design». Gismondi pensa di chiudere il 2009 comunque in crescita: «I ricavi non saliranno dell'8%, come l'anno scorso, ma di qualche punto percentuale in meno. E siamo molto soddisfatti così».
Sul futuro l'imprenditore è ottimista, galvanizzato dalla rivoluzione in corso nel mondo della luce. «Mandare in pensione le lampadine a incadescenza, che saranno gradualmente sostituite dalle più evolute forme di led ha dato nuovo impulso creativo e imprenditoriale a tutto il nostro settore», conclude Gismondi.
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17/10/2009