GENNAIO-MARZO: PRIMO DEFICIT COMMERCIALE DAL 2004

Pechino, 11 apr.- Per la Cina è il primo trimestre segnato dal deficit commerciale negli ultimi sette anni: secondo i dati pubblicati ieri dalle dogane, Pechino ha chiuso il periodo gennaio-marzo con un disavanzo pari a 1,02 miliardi di dollari. E se il mese di marzo è stato contrassegnato da una leggera ripresa - con un surplus pari a 140 milioni di dollari -  a determinare il risultato in rosso dei primi tre mesi del 2011 hanno contribuito soprattutto i prezzi delle commodities e un aumento delle importazioni.

 

 

Si chiude così un periodo ininterrotto dal 2004 nel quale il Dragone conseguiva sistematicamente massicci surplus commerciali che, combinati con miliardi di dollari di afflussi di capitali, hanno fatto sì che la Cina accumulasse le più ampie riserve di valuta estera del mondo, che alla fine dello scorso anno sono state stimate in circa 2870 miliardi di dollari.

 

 

Ma il deficit commerciale è destinato a durare? E servirà ad alleggerire le pressioni che vengono esercitate sulla Cina da più parti per operare una rivalutazione del tasso di cambio dello yuan? Economisti come Ting Lu di BofA Merril Lynch sostengono che il prezzo del petrolio sta colpendo duramente il Dragone e che gli eclatanti risultati sul fronte del surplus ai quali la Cina ci aveva abituati potrebbero ridursi più velocemente di quanto si ritenga comunemente.

 

 

"Il calo delle esportazioni dovuto ai crescenti costi della manodopera, della terra e del petrolio, insieme all'apprezzamento dello yuan e all'aumento dei tassi d'interesse hanno giocato un ruolo importante nel risultato del primo trimestre" ha dichiarato oggi ai media cinesi Zhang Yansheng, direttore dell'Istituto Internazionale di Ricerca Economica di Pechino, controllato dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, il principale organo di pianificazione economica del governo cinese. Negli ultimi sei mesi, per contrastare un'inflazione che marcia su cifre sempre più alte, la Banca centrale ha aumentato i tassi d'interesse ben quattro volte, l'ultima delle quali martedì scorso. La Cina, inoltre, ha aumentato di ben nove volte i requisiti di riserva obbligatoria delle banche dall'inizio dello scorso anno per ridurre la liquidità in circolazione (dossier inflazione).

Da tempo la Cina cerca di aumentare le importazioni, ridurre l'avanzo commerciale, e rendere così la sua economia meno dipendente dall'export per concentrarla principalmente su un incremento dei consumi interni. Ma alcuni economisti ritengono che il risultato dello scorso trimestre è solo temporaneo: "Le politiche restrittive in atto ridurranno tanto di volume che di valore la crescita dell'import - ha dichiarato alle agenzie internazionali il capo di Standar Chartered Shanghai Stephen Green - e nel secondo e nel terzo trimestre assisteremo a nuovi surplus commerciali. Le pressioni dall'estero per uno yuan più forte continueranno".

 

 

Le polemiche che circondano lo yuan, la divisa cinese, si sono intensificate dopo lo scoppio della crisi finanziaria globale: Washington, in particolare, accusa sistematicamente Pechino di mantenere artificialmente basso il valore della sua moneta per aggiudicarsi un vantaggio sleale negli scambi con l'estero. Nel giugno dello scorso anno la Cina ha sospeso l'ancoraggio di fatto al dollaro che era stato inaugurato proprio poco dopo lo scoppio della crisi, e da allora lo yuan si è costantemente apprezzato sul dollaro, anche se ben al di sotto della percentuale sperata dagli americani. Secondo Pechino, infatti, la ragione dell'immenso squilibrio nella bilancia commerciale tra USA e Cina, che pende tutto a favore di quest'ultima, va rintracciato nel blocco esercitato sulla vendita di tecnologia americana, e non nel tasso di cambio dello yuan.

 

 

"La Cina adopererà i tassi di riserva obbligatoria, i tassi d'interesse e anche i tassi di cambio per eliminare le basi monetarie dell'inflazione" ha dichiarato sabato scorso il premier Wen Jiabao nel corso di una visita nella provincia meridionale dello Zhejiang. Venerdì prossimo Pechino pubblicherà i dati sull'indice dei prezzi al consumo del mese di marzo, che rischiano di essere ancora più alti rispetto a quelli di gennaio e febbraio (+4.9%). Il Dragone, nelle parole del premier, non esclude di correre ai ripari appesantendo lo yuan.
 

 

di Antonio Talia

 

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