GELSOMINI: CRONISTI ARRESTATI A SHANGHAI

Pechino, 6 mar. - I "rivoluzionari dei gelsomini" non si sono fatti vedere domenica a Wangfujing, la strada dello shopping di Pechino fissata come punto d'incontro dai misteriosi contestatori che stanno incitando via web ad una protesta contro il governo cinese sulla falsariga di quelle in Tunisia ed altri paesi del Medio Oriente. Alle 14 del pomeriggio, l'orario fissato per le proteste, la via appariva massicciamente controllata da poliziotti in uniforme e in borghese, molti dei quali dotati di telecamere per filmare i passanti, ma non si sono registrati incidenti o contestazioni dirette. Alcuni poliziotti chiedevano agli stranieri di identificarsi ma, a differenza di domenica scorsa, quando diverse vie d'accesso erano state bloccate, ieri il transito appariva scorrevole.

 

Situazione lievemente differente a Shanghai dove sarebbero stati almeno una quindicina i reporter stranieri trattenuti dalle forze dell'ordine. Nel corso dell'ultima settimana tutti i corrispondenti dall'estero sono stati convocati dai comandi di polizia con toni ora concilianti ora minacciosi: a tutti è stato chiesto di "rispettare le norme vigenti in Cina" e non "provocare disordini". Con quello che sembra un passo indietro rispetto alle norme approvate in vista delle Olimpiadi di Pechino 2008 - e rimaste in vigore da allora - a tutti i giornalisti è stato comunicato che d'ora in avanti, per riportare notizie da alcune "zone sensibili" delle città cinesi, sarà necessaria un'autorizzazione preventiva. Nessuno dei media che fatto richiesta dell'autorizzazione ha ricevuto risposta dagli uffici competenti. Domenica scorsa, almeno tre corrispondenti stranieri erano stati picchiati da squadre di uomini in borghese, che hanno sottratto telecamere e macchine fotografiche e cancellato immagini e riprese.

 

Gli appelli via web alla "rivoluzione dei gelsomini" erano iniziati due settimane fa attraverso il sito americano in lingua cinese Boxun.com. Nei comunicati si invitavano i cinesi a protestare presentandosi in luoghi prefissati di diverse città cinesi, ma senza ingaggiare un confronto diretto con le forze dell'ordine, limitandosi semplicemente a "camminare e sorridere". In tutte le occasioni, a Pechino, è stato impossibile distinguere i veri manifestanti dai passanti; domenica 20 febbraio, tuttavia, un gruppo sparso tra la folla ha lanciato dei gelsomini in aria, contribuendo ad aumentare la tensione.

 

Dall'inizio degli appelli le forze dell'ordine cinesi hanno sottoposto a restrizioni della libertà personale almeno 100 tra noti dissidenti e contestatori, tra cui importanti esponenti del movimenti degli "avvocati per i diritti umani" come Teng Biao, Jiang Tianyong e Tajng Jitian, dei quali non si hanno ancora notizie. Negli ultimi giorni i media di stato si sono scagliati contro gli appelli alle proteste: "Alcune persone con finalità nascoste, in Cina e all'estero, stanno diffondendo false informazioni per organizzare raduni illegali e diffondere il caos in Cina come avvenuto in Nordafrica e in Medio Oriente" si leggeva ieri sul quotidiano "Beijing Youth Daily", che invitava i cittadini a "mantenere armonia e stabilità" nel Paese.

 

di Antonio Talia

 

Leggi il Dossier Gelsomini


©Riproduzione riservata