GELO CINA-GIAPPONE: STOP SCAMBI BILATERALI

GELO CINA-GIAPPONE: STOP SCAMBI BILATERALI
Roma, 20 set. – Congelati gli scambi bilaterali a livello ministeriale tra la Cina e il Giappone. Questa la reazione di Pechino alla decisione di Tokyo di prolungare la detenzione del capitano del peschereccio cinese trovato al largo delle isole Diaoyu e balzato nelle ultime settimane agli onori della cronaca. Si tratta dell'ultimo capitolo di un lungo botta e risposta che dura ormai da più di quindici giorni. Pochi giorni fa alcune immagini riprese dall'aviazione giapponese che mostrano squadre cinesi in procinto di trivellare le isole Chunxiao - ricche di gas naturale e da tempo oggetto di contesa tra i due Paesi - hanno gettato di nuovo benzina sul fuoco. Secondo Katsuya Okada, ministro degli Esteri giapponese, Tokyo avrebbe già smascherato le reali intenzioni della Cina, che dal canto suo risponde alle accuse affermando che le operazioni in atto riguardano semplici lavori di riparazione. A ciò si sommano poi gli interessi economici dei due giganti: secondo le proiezioni cinesi le isole Diaoyu nascondono oltre 20mn di barili di petrolio e gas naturale pari al 20% delle riserve cinesi stimate.

 

Nel frattempo è già stato cancellato l'appuntamento tra le due superpotenze orientali fissato per questo mese nella capitale cinese che prevedeva in scaletta proprio un trattato di sviluppo congiunto delle risorse energetiche nelle zone contese del Mar Cinese Orientale e l'incontro tra il premier Wen Jiabao e il primo ministro giapponese Naoto Kan nel corso del Summit delle Nazioni Unite che si terrà a New York questa settimana. E intanto la tensione sale dentro e fuori le sedi dei due governi. Numerose sono state le proteste anti-nipponiche a Pechino, Canton, Tianjin, Shanghai, Xian, Shenzhen, Hong Kong, Chengdu e molte altre città; manifestazioni organizzate perlopiù da giovani studenti che spontaneamente, senza alcun input diretto da parte dell'apparato propagandistico nazionale che si sono dati appuntamento tramite internet.

 

"Un forte sentimento anti-giapponese che ha radici antiche misto al nazionalismo ed alla "difesa del territorio" hanno spinto centinaia di giovani, in gran parte universitari, a sfogare nelle strade la loro protesta […] proprio a ridosso del 18 settembre, data tristemente nota nella storia cinese che sancisce l'inizio della guerra sino-giapponese" afferma il blogger Matteo Miavaldi su China Files. " La vicenda, a detta di molti analisti questione di normale amministrazione diplomatica, svela dei risvolti interessanti per entrambe le potenze asiatiche: se il premier Naoto Kan, appena rieletto in Giappone, deve mostrare i muscoli al proprio elettorato cercando di mantenere le proprie posizioni, da sponda cinese si osservano ancora una volta dei fenomeni spontanei di rivendicazioni nazionaliste che esulano dal controllo diretto del Partito comunista cinese"

 

di Sonia Montrella

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