GATES:"NECESSARIA   COOPERAZIONE CINA-USA"

GATES:"NECESSARIA    COOPERAZIONE CINA-USA"

Roma, 10 gen.- Sono il dialogo e la collaborazione le 'armi' che bisogna abbracciare per evitare pericolose incomprensioni. Ne sono convinti il segretario della Difesa statunitense Robert Gates e il ministro della Difesa cinese Liang Guanglie, impegnati fino a mercoledì a Pechino in una serie di colloqui per rinsaldare i legami militari tra l'Aquila e il Dragone. "E' nell'interesse di entrambi i Paesi che sulle questioni militari e sulla difesa ci sia cooperazioneapporti militari e ciò è possibile solo attraverso un dialogo aperto" ha dichiarato Gates, che ha poi rincarato la dose: "I nostri presidenti, Hu Jintao e Barack Obama, ritengono sia necessario mantenere rapporti militari saldi e io farò tutto ciò che è in mio potere per raggiungere questo obiettivo".  "Su molte questioni le nostre posizioni combaciano, ma su altre permangono delle frizioni; ed è su quest'ultime che dobbiamo lavorare con trasparenza: gli Usa possono contare sulla Cina" ha dichiarato Liang che, oltre alla carica di ministro, ricopre anche il ruolo di generale dell'Esercito popolare di liberazione (PLA).

 

Incidenti di calcolo, incomprensioni e interruzioni nel dialogo militare sono evitabili solo se "i legami tra Cina e Stati Uniti non sono soggetti ai mutevoli venti politici" hanno concordato i due leader. Il riferimento al vento che soffia 'a sfavore' da Taiwan è chiaro: il 29 gennaio 2010 il Pentagono rese nota la decisione di vendere armi per un valore di oltre 6 miliardi di dollari all'isola indipendente che il Dragone percepisce come una "provincia ribelle", da ricondurre sotto l'ala della madrepatria anche con la forza, se necessario (questo articolo). La mossa degli Usa non è mai andata giù alla Cina che, nonostante nel corso del colloquio con Gates si sia resa disponibile a un rafforzamento dei rapporti militari, non ha esitato a ribadire per bocca di Liang quella che è la linea ufficiale di Pechino sulla vicenda del riarmo di Taiwan ad opera dell'Aquila. "La nostra posizione è chiara: siamo contrari" è stata la dichiarazione secca del generale. "La vicenda ha danneggiato gli interessi della Cina e non vogliamo che ciò si ripeta di nuovo" ha poi aggiunto Liang.

 
Nessun segnale di disgelo dunque sulla vicenda che ha incrinato le relazioni tra la prima e la seconda potenza economica al mondo e che ha portato Gates fino in Estremo Oriente nel tentativo di ricucire lo strappo con Pechino. "La mia speranza è che questa visita rafforzi quello che costituisce la parte più fragile del rapporto tra Cina e Usa" aveva affermato Gates due giorni fa dall'aereo diretto verso la capitale cinese. La trasferta cinese - che arriva una settimana prima della visita in Usa di Hu Jintao per il vertice del 19 gennaio con Barack Obama -  viene vista da molti funzionari statunitensi come l'occasione per consentire progressi su temi caldi legati alla sicurezza; come, ad esempio, la questione del programma nucleare iraniano sulla quale Washington insiste affinché Pechino dimostri una maggiore assertività.

 
Sulla disputa tra le due Coree, inoltre, sostengono alla Casa Bianca, la Cina deve esercitare la sua influenza su Pyongyang – di cui Pechino è l'unico alleato - e tenere a freno le iniziative del regime nordcoreano. In ultimo, gli Usa chiedono al Dragone meno segretezza riguardo la modernizzazione del PLA. Ed è proprio il processo di rinnovamento in atto nell'apparato militare cinese a destare le maggiori preoccupazioni degli Stati Uniti che temono che Pechino si stia preparando per sfidare gli Usa. Lo scorso anno Pechino aveva stanziato oltre 532 miliardi di yuan (circa 80 miliardi di dollari) per rimpinzare il portafoglio militare - il 7,5% in più rispetto all'anno precedente - mentre le cifre relative al 2011 non sono ancora state rese note. Nessun mistero invece per il caccia invisibile, che la scorsa settimana è stato presentato al mondo intero e che promette di sfidare l'F22 americano (questo articolo), e per il potente missile balistico con una gittata di 3mila chilometri, capace teoricamente di affondare le portaerei USA (questo articolo). Uno sfoggio di muscoli che mostra chiaramente i progressi del Dragone in campo militare e che getta in allarme non solo gli Usa, ma anche il Giappone che teme un aumento della sfera di influenza cinese in Asia orientale. La corsa al riarmo però, assicurano da Pechino, "non costituisce alcuna minaccia per terzi".

 

di Sonia Montrella


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