GATES LASCIA PECHINO: "UN SUCCESSO"

GATES LASCIA  PECHINO: "UN SUCCESSO"

Roma, 12 gen.- "Un successo": il segretario alla Difesa USA Robert Gates ha definito così la sua visita in Cina, volta a riallacciare i legami militari tra Pechino e Washington dopo l'interruzione causata un anno fa causata dalla fornitura di armi statunitensi all'isola di Taiwan, che per la Cina non è altro che una "provincia separata". Secondo quanto è emerso dalle dichiarazioni ufficiali, nei quattro giorni di trasferta pechinese di Gates tanto il segretario della Difesa americano che i leader cinesi hanno concordato sulla necessità di avviare un dialogo costante e aperto, e ampliare le forme  di collaborazione. Solo in questo modo – avevano dichiarato lunedì Gates e il ministro della Difesa cinese Liang Guanglie – è possibile evitare pericolose incomprensioni o errori di calcolo.

 

Soddisfazione non solo dal fronte americano, ma anche da quello cinese: "La visita di Gates ha dato inizio a una nuova fase dei rapporti militari tra Cina e Stati Uniti" ha dichiarato il presidente cinese Hu Jinatao, che si è detto pronto ad approfondire quel dialogo basato "sui principi del rispetto, della fiducia reciproca e dell'uguaglianza condivisi da entrambi i Paesi". Una fiducia di cui la leadership cinese avrebbe dato prova concedendo al segretario della Difesa statunitense il privilegio di visitare nell'ultimo giorno di permanenza nella capitale il quartier generale del Secondo Corpo di artiglieria, centro di comando dell'arsenale nucleare cinese situato nei pressi di Pechino. Una prova di quella maggior trasparenza che da tempo l'Aquila chiede al Dragone. La visita al centro – dichiara Guan Youfei, responsabile del ministero della Difesa cinese - dovrebbe contribuire a rafforzare "la fiducia reciproca e a eliminare le incomprensioni tra Stati Uniti e Cina". E forse lo scopo del Dragone è stato già in parte raggiunto: "Durante la visita al quartier generale del Secondo Corpo di artiglieria abbiamo avuto degli scambi di opinioni sulle strategie nucleari e, in generale, sull'approccio al conflitto, inclusa la politica del non utilizzo di armi nucleari della Cina" ha dichiarato Gates. "E' stata una conversazione ad ampio raggio e molto produttiva che, ne sono sicuro, porterà le relazioni militari sino-statunitensi a un nuovo livello" ha poi commentato il capo del Pentagono.

 

Nemmeno la notizia del primo test in volo del caccia invisibile cinese J-20 sembra aver turbato la visita di Gates, anche se molti osservatori del settore ritengono che la scelta di far volare il caccia invisibile - destinato a competere con l'F-22 Raptor americano – rappresenti uno sfoggio di muscoli rivolto all'altra parte del Pacifico. Un'ipotesi subito smentita dal governo cinese, che assicura che la prova volo era fissata da tempo: "Il presidente Hu mi ha assicurato che i test del J-20 non hanno alcun collegamento con la mia visita, e io ho fiducia nelle sue parole" ha dichiarato Gates. E mentre il Dragone rinnova il suo apparato militare, da Pechino continuano ad arrivare rassicurazioni sulle buone intenzioni della Cina: la modernizzazione del settore della difesa cinese ha il solo scopo di proteggere il Paese, "Nessuna nazione deve temere ripercussioni. I nostri progressi militari non costituiscono una minaccia per nessuno" ha dichiarato il vice ministro degli Esteri Cui Tiankai.

 

Ma se è vero che tra la prima e la seconda potenza economica del mondo sembra avviarsi una fase più distesa nei rapporti militari, i contrasti sorti dalla fornitura di  6,4 miliardi di dollari di armi a Taiwan da parte degli Usa non si sono rimarginati. Una mossa che non è andata giù a Pechino - da sempre desiderosa di riannettere l'isola indipendente sotto la giurisdizione cinese –, che lo scorso anno non aveva esitato a interrompere i rapporti con Washington. Immediato il riferimento all'episodio di Taiwan da parte del ministro della Difesa cinese Liang Guanglie durante il primo giorno di visita di Gates, che è volato fino in Cina proprio per ricucire lo strappo. Il dialogo militare non deve essere soggetto "ai mutevoli venti politici"  aveva ammonito Liang, aggiungendo che "l'incidente ha danneggiato gli interessi della Cina". "Washington ha mantenuto la sua parola" così il capo del Pentagono ha argomentato la scelta di vedere armi a Taiwan. "Se dovesse ripetersi di nuovo una situazione simile non è esclusa una nuova interruzione dei rapporti militari" ha replicato Liang ribadendo la posizione ufficiale del governo: "La Cina è contraria".

 

Taiwan a parte, Cina e Usa sembrano concordare su un fatto: la visita di Gates non solo ha gettato le basi per la costruzione di un ponte 'militare' sino-statunitense, ma ha anche spianato la strada per l'incontro tra Hu Jintao e Barack Obama previsto per il 19 a Washington. Intanto, prima di tornare negli Stati Uniti, il capo del Pentagono prosegue il suo viaggio in Asia con due visite a Tokyo e a Seul. 

 

Di Sonia Montrella


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