GAO JIAN: "IL NEMICO E' IL PROTEZIONISMO"

Roma, 7 ott. - E' il protezionismo e non la questione valutaria il "problema che può inasprire le ostilità commerciali" tra Cina e Occidente. Ne è convinto Gao Jian, vice-governatore di China Development Bank (CDB), una delle maggiori istituzioni bancarie cinesi, intervistato in esclusiva da AgiChina24.
  
Mentre la partita sulla rivalutazione dello yuan si fa sempre più complessa e Wen Jiabao ieri a Bruxelles chiedeva di trattare la questione yuan in maniera "oggettiva e reale", Gao - giunto in  Italia a seguito della delegazione del primo ministro cinese per annunciare i nuovi piani di investimento di China Development Bank Securities (la neonata merchant bank cinese) d'intesa con il Fondo Mandarin - non esita a definire le pressioni degli Usa e dell'Europa per una più rapido apprezzamento della valuta cinese "inopportune". "Le ostilità commerciali non sono dovute alle questioni valutarie ma al dirompente protezionismo" dice Gao, "la Cina continuerà a liberalizzare progressivamente il tasso di cambio, ma il processo non sarà breve. Pechino deve tener conto di una situazione macroeconomica complessa e tutelare la propria economia; il governo cinese dovrà adottare nuove politiche fiscali per aumentare i consumi interni e riconvertire il proprio sistema economico. Usa e Europa dovrebbero capire che il problema che puà inasprire le ostilità commerciali non è il rallentamento nell'apprezzamento della divisa cinese, ma le misure antidumping".
  
 Gao cerca di rassicurare i Paesi occidentali presentando l'immagine ottimista di una Cina positiva. "Le ostilità nei confronti della Cina sono ingiustificate; la rapida ripresa del Paese dalla crisi finanziaria ha ampiamente avvantaggiato l'export della Germania e di altri paesi asiatici, Australia in primis". L'Europa dovrebbe aprirsi di piu' alla Cina, questo è il messaggio di Gao, che sottolinea la natura complementare dell'industria europea e quella cinese, soprattutto nel settore manifatturierio e il bisogno che ancora la Cina ha di importare dall'Ue prodotti agricoli e  tecnologia.
  
 CDB ha di recente lanciato China Development Bank Securities che avrà un ruolo di financial advisor nell'ambito della strategia di espansione degli investimenti cinesi all'estero "e si avvantaggerà del network  internazionale di CDB nel supporto degli investimenti cinesi all'estero". In prima linea il Fondo Mandarin e CDBS negli accordi firmati oggi nell'ambito del vertice tra Italia e Cina: Impregilo e Shanghai Electric hanno siglato una lettera d'intenti per lo sviluppo di sinergie nel settore della dissalazione; la neo-nata merchant bank cinese guidata dal Li Wei Bin è impegnata anche negli accordi che riguardano la prossima quotazione a Shanghai di Ima e la fornitura da parte di Dedalus del software per il nuovo sistema sanitario cinese.

 


 Le aziende cinesi non si affideranno più alle banche d'affari americane o inglesi, ma si faranno guidare dalle istituzioni bancarie cinesi. Dopo Dagong (leggi in questo questo articolo intervista al presidente di Dagong del 13 luglio scorso), che ha rotto il monopolio anglosassone del rating internazionale, la Cina fa così irruzione nell'investment banking. "Su Dagong il giudizio è positivo; in pochi mesi si è già guadagnata una buona reputazione sia a livello domestico sia presso gli investitori, i primi ad aver bisogno di un'agenzia di rating cinese". Gao è invece più prudente quando si parla della crescita del Pil cinese. Recentemente l'Asian Development Bank ha annunciato che la Cina continuerà a crescere a ritmi elevati; il Dragone - secondo ADB - dovrebbe chiudere il 2010 con una crescita del 9,6% e il pacchetto di stimoli economici da quattromila miliardi di yuan varato nel novembre 2008 all'emergere della crisi globale verrà dislocato entro la fine dell'anno senza l'aggiunta di ulteriori misure. "E' prematuro preannunciare la dislocazione del pacchetto di stimoli ed è imprudente tentare previsioni sulla crescita del Pil" dice, "l'inflazione è un nervo scoperto per la Cina che sta cercando di contenere la pressione inflattiva entro il 3%". Il rallentamento dell'inflazione e' auspicato, ma non è certo".

 

di Alessandra Spalletta

 

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